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Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 


L'antico complesso parrocchiale di Usseglio.
di Francesco De Caria

Le valli di Lanzo, località di vacanza fra Ottocento e prima metà del Novecento frequentata da artisti, aristocratici e borghesi di discreto reddito - parallela e “sorella minore” della Valle di Susa, i cui comuni sono meta di villeggiatura ben più nota – conservano, forse proprio per essere più “defilate”, documenti più integri e notevoli di epoche passate, sovente ancora da scoprire compiutamente, a parte il capoluogo. Per il resto vi sono documenti delle parrocchie, archivi privati, biblioteche ancora poco noti e in buona parte da riordinare.
Se un difetto bisogna denunciare, è infatti la scarsa valorizzazione dei propri tesori: solo negli ultimi anni vi è stata una certa ripresa di pubblicazioni, di studi, di feste e folklore originari. La Società Storica delle Valli di Lanzo è meritamente gloriosa e i documenti e gli studi pubblicati sul suo bollettino sono davvero preziosi ai fini della conoscenza di consuetudini e del territorio.
Per i tipi della Celid di Torino, è uscito nel giugno scorso, in occasione dei restauri effettuati, L'antico complesso parrocchiale di Usseglio, curato da Francesco Pernice nell'ambito di una serie di quaderni del Ministero per i Beni e le attività culturali e della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Piemonte. L'abbandono del complesso negli anni Cinquanta, quando fu ultimata la nuova Parrocchiale, accentuò il degrado “strisciante” del complesso, aggravato dal vandalismo. Solo nel 1998 – è fatto recente la ripresa di una sensibilità nei confronti degli antichi monumenti - si è costituito un Comitato per il restauro e il riuso dell'antico complesso. Grazie allasponsorizzazione e agli studi effettuati da enti pubblici e privati (San Paolo, CRT, Rotary di Cirié e altri) si inizia col restaura il complesso a settori, a iniziare dall'ala (cioè la grande tettoia) del mercato, e proseguendo con le coperture della parrocchiale, ancora in lose di pietra, del complesso del Municipio, della chiesa della confraternita, della canonica – addirittura in lamiera – del porticato di collegamento con l'ala stessa.

 

E' noto che il restauro risulta inutile, se non c'è un riuso dei complessi restaurati: così si è iniziato nel 2004 con l'apertura al pubblico museo civico alpino “Tazzetti” nel vecchio municipio: èun altro segno che il Piemonte è territorio molto avanzato nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio che le precedenti generazioni hanno lasciato. Non lontana è la Venaria Reale anch'essa da non da molto tempo è stata restaurata e valorizzata diprestigiose mostre e manifestazioni, sicché si può costituire un circuito turistico-culturale, cui si può affiancare un circuito di empori di prodotti locali.

 

 

Interessante il fatto che l'antica chiesa parrocchiale, sin dalle origini fosse poi dedicata all'Assunta, in antico – dal VII-VIII secolo – fosse dedicata alla dormitio Virginis, che si sostituì alla morte: interessante per il fatto che è culto molto diffuso ancor oggi in area bizantina che ha una chiesa che, pur nella parte che rientra nell'area cattolica, ha riti propri. Solo nel Settecento avanzato avvenne la consacrazione all'Assunta. Significativa anche la disposizione da Est -l'abside – a Ovest – la facciata -che presuppone antichi culti pagani cui del resto le società agricolopastorali restano legati. In esordio. nella premessa curata da Aldo Fantozzi si ricostruisce sinteticamente il profilo storico e artistico della chiesa e i limiti e le note difficoltà ad avviare il recupero di un complesso antico adornato di altrettanto antichi affreschi, quello della chiesa dell'Assunta. L'indagine archivistica ha un'importanza fondamentale nei progetti di restauro serio, filologicamente attendibile. Oggi il complesso, di proprietà della Curia di Torino, mostra la propria antichità anche nella struttura a cassaforte, cinto da un muro e con edifici disposti lungo il perimetro, il portico settecentesco è noto come ala del mercato, poiché venne impiegato come tettoia per il mercato coperto, vi è la cappella della confraternita un tempo vicino al cimitero: nel 1910 la chiesa venne dichiarata monumento pregevole di arte e di storia. Questa parte risale alla fine del primo decennio del XIV secolo. Sin dalle origini la dedicazione fu all'Assunta che venne venerata sin dall'VIII secolo, allorché papa Sergio I introdusse i festeggiamenti dedicati alla dormitio Virginis, che poi si diffusero in Italia, Francia, Inghilterra con il nome dell'Assunzione. Il nome di Maria Vergine venne associato all'Assunzione nel 1769 dall' Arcivescovo di Torino Rorengo di Rorà l'8 agosto. All'interno tre altari, il Maggiore, e quelli dedicati a San Pietro e San Bartolomeo: interessante questa seconda dedicazione, in riferimento al fatto che il santo è quello nazionale degli Armeni, mercanti di porpora, che saranno passati in Francia attraverso la val di Susa, ma anche dalla val di Lanzo. Dal 1635 il primo ampliamento – la navata Sud -, il rifacimento della facciata rivolta a Est, avendo tampognato le precedenti entrate. Nel 1730 la chiesa assume pressoché l'aspetto attuale. Ancora nel 1831 si costruì il coro. E' da notare come le costruzioni di questo genere non nascevano subito come le vediamo, ma si trasformavano gradualmente ma continuamente. Sugli intonaci esterni della facciata sono presenti tracce di disegni impressi nell'intonaco, probabilmente i profili di figure da colorare a fresco. Si conserva un affresco, Battesimo di Cristo, per ora anonimo, probabilmente del 1769, occasione di una visita pastorale. Ancora nerll'Ottocento dipinti decorativi e stucchi del Falsetti. Vi erano probabilmte varie tele ad olio, ma l'unica pervenuta è la Vergine incoronata con Bambino, con San Domenico e Santa Rosa. Il quaderno illustra anche i frutti degli scavi archeologici, che hanno portato al rinvenimento di tracce sottostanti la chiesa di origine medioevale, che hanno messo in luce tracce di antiche cappelle. Nel XVIII secolo la chiesa assunse l'aspetto attuale. Il rinvenimento di scheletri può indicare la violenza di una piena che li avrebbe trascinati.
Dunque quanto vediamo degli antichi monumenti è frutto di una stratificazione secolare e nello stesso tempo anello di passaggio a ulteriori trasformazioni. Resta il problema del riutilizzo. Una serie di fotografie indica le varie fasi del restauro, le recognizioni, gli scavi, i restauri. Ma è soprattutto la fase faticosa dello scavo a dare risultati più interessanti, consentendo di recuperare le fasi di sviluppo. Il volume si sofferma quindi, anche con linguaggio tecnico, sui vari momenti del restauro, dal progetto, eseguito particolare per particolare, al restauro nella munatura, nelle parti lignee, litiche etc. Conclude il volume il restauro di un altro importante edificio, quello della casa comunale, adiacente la chiesa e la definitiva splendida destinazione museale, con settori che illustrano le varie attività della comunità nei secoli passati, sicché il museo si pone come anello di congiunzione fra passato e presente.