parlando di

arte cultura giornalismo

 

 

parlando di

letteratura spettacolo tradizioni

 

 

 
 

traduci i tuoi testi

scegli la tua stella

     

 

nasce nel firmamento un nuovo portale

parlando.it

sito ufficiale dell'ASA onlus - Associazione Scrittori e Artisti - dedicato alla comunicazione in ogni sua forma. Inviateci racconti, sceneggiature, poesie, testi musicali e quant'altro voi vogliate all'indirizzo:

liuzziloris@fastwebnet.it

Parlando.it? Sarà una "piazza", una sala, un salotto in cui quelle voci ridotte al silenzio per motivi a volte molto meno nobili di quelli politici, semplicemente di mercato, potranno riaffiorare, farsi sentire attraverso interviste o chi sa, in un futuro, attraverso momenti di incontro, mostre, concerti, rappresentazioni... E chi vorrà ascoltare, vedere, udire qualcosa di non così noto potrà farlo...CONTINUA

Entra nel salotto di...parlando

Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 

 

 

 

Il sogno di Costanza. La Cascina delle Alluvioni.
Opera della nota autrice di racconti storici Donatella Taverna e dell’altrettanto stimato artista Isidoro Cottino.

Francesco De Caria

E’ tornata di moda, anche se una moda raffinata, che ha ascendenze quantomeno settecentesche, ma probabilmente molto più antiche, la maquette, la pubblicazione a stampa in numero limitato, numerata, firmata e corredata da incisioni d’autore originali e non “fotocopiate” come in qualche pubblicazione truffaldina si può vedere. Naturalmente pochi sono gli studi e le case editrici che continuano questa antica tradizione, il pubblico di intenditori, raffinato, preparato, diciamolo pure con qualche soldo in più da spendere per oggetti preziosi che arricchiscono le collezioni private e pubbliche.
La Provincia di Alessandria, il Comune e la SOAMS di Alluvioni Cambiò in provincia di Alessandria, l’Associazione culturale “Dante Selva Officina d’Arte” di Avigliana hanno collaborato alla realizzazione della maquette in quanto Il sogno di Costanza. La cascina delle Alluvioni, opera della nota autrice di racconti storici Donatella Taverna e dell’altrettanto stimato artista Isidoro Cottino la cui costante ricerca formale ed estetica che, partendo da una rigorosa lezione classica elaborata alla luce delle esperienze e dagli sperimentalismi novecenteschi, gli ha meritato soprattutto in questi ultimi anni notevoli successi.
Innanzi tutto sottolineiamo l’interesse del connubio di antica origine fra letteratura ed arte figurativa: la cera molle una particolare tecnica incisoria che dà alla stampa ricavata dalla lastra incisa effetti di particolare morbidità, presenta al lettore l’immagine romantica di una donna velata che contempla l’acqua del Grande fiume, il Po, che – secondo una leggenda dalle radici storiche – avrebbe in tempi lontani sommerso una chiesa e in certe sere si sentirebbe il misterioso suono di una campana, la voce della chiesa sommersa dalle acque. Effettivamente si tratta di terre alluvionali – lo stesso nome topografico lo denuncia - con fenomeni di tal violenza che il corso del fiume, variando notevolmente , erode, sommerge e fa riemergere terre e edifici: una leggenda ascrive il toponimo di Alluvioni Cambiò al fatto che al termine di uno di questi furiosi fenomeni alluvionali il paese si sarebbe trovato sulla sponda opposta del fiume, rispetto alla situazione originaria.
Donatellla Taverna precisa in un corsivo d’apertura, che si tratta di un racconto storico, fondato su una precisa documentazione: si tratta della battaglia giuridica di Costanza Sparvara per liberare la propria terra, che sarebbe diventata Alluvioni, dalla soggezione ai pedaggi …. Che la impoverivano. Si è scelta la forma di fiaba, ma quanto narrato ripete fedelmente i contenuti dei documenti citati,consultati negli archivi alessandrini e pavesi. Quindi non una fiaba, non una novella di puro intrattenimento, ma il frutto di studi impegnativi, data anche l’esiguità del territorio interessato, in una posizione nodale, tuttavia, fra Pavia, Tortona e Alessandria.
Siamo nei primi anni del Settecento e la lascita come primogenita di una bambina costituiva per Don Carlo signore di Sparvara motivo di preoccupazione per la successione: e infatti nel 1769 il feudo dovette essere devoluto ai Beccaria. Eppoi una figlia è pur sempre costosa sia per la dote matrimoniale. Avere solo figlie femmine significava la fine di una dinastia,per antica e gloriosa che essa fosse. L’autrice, come in tutte o in tante delle sue opere, non si astiene da una riflessione esistenzialistica, riguardo al caso: … Sembra la triste storia dell’estinzione di una dinastia – la Sparvara – ce ne sono tante nei volumi che raccolgono notizie sulle famiglie nobili. Tanti segreti di vite dolrose dietro nomi altisonanti e illustri , tanti bambini morti presto, tante speranze fermate da nozze sterili, tante monacazioni forzate… Famiglie dai nomi altisonanti, potenti, ricche: ma all’autrice interessano i drammi personali, interni a quelle famiglie, drammi che l’immensa ricchezza, le cariche pubbliche, il grande prestigio non hanno alleviato.
In una realtà di morte fra guerre, pestilenze, malattie che non si sapevano curare, si inserisce la storia personale di Maria Beccaria, sposata col capitano Giuseppe De Boyl, ufficiale sabaudo a riposo e residente a Sale. Costanza nulla sapeva dello sposo asssegnatole: nel 1716, cinque anni prima delle nozze di Costanza il Po aveva inghiottito Sparvara e la pieve di san Marziano: si dice che in certe sere si ode uno strano suono di campana provenire dal Po…
Passano trent’anni, il capitano De Boyl muore dopo aver fatto testamento presso il notaio Maggi di Pavia e fra i beni che lascia alla moglie, la cascina delle Alluvioni: Nei documenti si parla di un’isola nuda in mezzo a due canali di Po, isola nella quale esistono i fondamenti dell’antico castello di Sparogaria, corrosa dal Po… Una eredità povera e precaria, a tal punto che i notai non sanno come definirne i confini. Costanza , sola, si sente come voce di tutte quelle esistenze anonime che in quelle terre avevano trascorso la propria vicenda terrena. Hanno una voce, quella terra e quell’acqua: un canto che scorre alto e remoto o basso e quieto … una voce che pare il coro delle molte voci di coloro che lì avevano vissuto.
L’eredità di Costanza è povera, anche da parte della propria famiglia di origine: non un grande patrimonio, ma bastava a vivere sereni… La morte del De Boyl è, secondo l’immaginario comune, più vicina a quella di un fattore che a quella di un ufficiale, ma anche questo particolare illustra bene la vita della piccola nobiltà agraria della zona, una zona anche ampia, fra Piemonte e Lombardia: muore accompagnando i contadini a caricare tre carri di meliga – e si sa che la meliga si raccoglie d'estate – ma non di fatica o per il calore, sibbene per l'indignazione provocata dall'è assalto di briganti, forse al soldo del fratello Torquato. Costanza, la vedova, è osteggiata in ogni modo nell'eredità. Forse a causa di tanto accanimento da parte dei parenti, nuove leggi sulle imposte dai nuovi signori sabaudi. A Costanza non mancarono motivi di lite coi parenti del marito: si istruisce un processo e fra i suoi testimoni un quarantaduenne che parla ormai da vecchio, un trentenne senza neppure un campo, un ventiquattrenne che vive alle spalle del padre, che pure aiuta nella conduzione dei pochi campi.
La questione sta nel fatto che Sale è sul confine: comunque a Costanza toccano le sue terre e nella Storia del luogo ella è la Signora per antonomasia. E' anche una signora al confine fra due epoche storiche: i rapporti fra signori e contadini sono regolati da bandi campestri, imugnai ed altri artigiani consci del proprio ruolo sociale rifiutano antiche consuetudini che li ponevano in posizione subalterna.
Dunque Costanza si trova a vivere non solo fisicamente in una terra di confine, ma sul confine fra due epoche. Non ha figli e lascia eredi dei propri beni la Chiesa, l'ospedale, la compagnia del Suffragio.
Nel 1784 il titolo di principe di Cambiò – che quasi scompare - passa al vescovo di Tortona; ma la cascina delle Alluvioni, su quell'isola nuda che è la radice della sua gente diventerà il florido e felice paese in cui ancor oggi prosperano non solo beni materiali derivanti da una ricca agricoltura e dalla vicinanza con città come Pavia e Alessandria, ma anche una particolare sensibilità nei confronti della cultura e del legame che unisce i suoi pochi, attivissimi abitanti.