Il
sogno di Costanza. La Cascina delle Alluvioni.
Opera della nota autrice
di racconti storici Donatella Taverna e dell’altrettanto
stimato artista Isidoro Cottino.
Francesco
De Caria
E’
tornata di moda, anche se una moda raffinata, che ha ascendenze
quantomeno settecentesche, ma probabilmente molto più
antiche, la maquette, la pubblicazione a stampa in numero
limitato, numerata, firmata e corredata da incisioni d’autore
originali e non “fotocopiate” come in qualche
pubblicazione truffaldina si può vedere.
Naturalmente pochi sono gli studi e le case editrici che continuano
questa antica tradizione, il pubblico di intenditori, raffinato,
preparato, diciamolo pure con qualche soldo in più
da spendere per oggetti preziosi che arricchiscono le collezioni
private e pubbliche.
La Provincia di Alessandria,
il Comune e la SOAMS di Alluvioni Cambiò in provincia
di Alessandria, l’Associazione culturale “Dante
Selva Officina d’Arte” di Avigliana
hanno collaborato alla realizzazione della maquette in quanto
Il sogno di Costanza. La cascina delle Alluvioni, opera della
nota autrice di racconti storici Donatella
Taverna e dell’altrettanto stimato artista Isidoro
Cottino la cui costante ricerca formale ed estetica
che, partendo da una rigorosa lezione classica elaborata alla
luce delle esperienze e dagli sperimentalismi novecenteschi,
gli ha meritato soprattutto in questi ultimi anni notevoli
successi.
Innanzi tutto sottolineiamo l’interesse del connubio
di antica origine fra letteratura ed arte figurativa: la cera
molle una particolare tecnica incisoria che dà alla
stampa ricavata dalla lastra incisa effetti di particolare
morbidità, presenta al lettore l’immagine romantica
di una donna velata che contempla l’acqua del Grande
fiume, il Po, che – secondo una leggenda
dalle radici storiche – avrebbe in tempi lontani sommerso
una chiesa e in certe sere si sentirebbe il misterioso suono
di una campana, la voce della chiesa sommersa dalle
acque. Effettivamente si tratta di terre alluvionali –
lo stesso nome topografico lo denuncia - con fenomeni di tal
violenza che il corso del fiume, variando notevolmente , erode,
sommerge e fa riemergere terre e edifici: una
leggenda ascrive il toponimo di Alluvioni Cambiò al
fatto che al termine di uno di questi furiosi fenomeni alluvionali
il paese si sarebbe trovato sulla sponda opposta del fiume,
rispetto alla situazione originaria.
Donatellla Taverna precisa
in un corsivo d’apertura, che si tratta di un racconto
storico, fondato su una precisa documentazione: si tratta
della battaglia giuridica di Costanza Sparvara per liberare
la propria terra, che sarebbe diventata Alluvioni,
dalla soggezione ai pedaggi …. Che la impoverivano.
Si è scelta la forma di fiaba, ma quanto narrato ripete
fedelmente i contenuti dei documenti citati,consultati negli
archivi alessandrini e pavesi. Quindi non una fiaba, non una
novella di puro intrattenimento, ma il frutto di studi impegnativi,
data anche l’esiguità del territorio interessato,
in una posizione nodale, tuttavia, fra Pavia, Tortona e Alessandria.
Siamo nei primi anni del Settecento
e la lascita come primogenita di una bambina costituiva per
Don Carlo signore di Sparvara motivo di preoccupazione per
la successione: e infatti nel 1769 il feudo dovette essere
devoluto ai Beccaria. Eppoi una figlia è pur
sempre costosa sia per la dote matrimoniale. Avere solo figlie
femmine significava la fine di una dinastia,per antica e gloriosa
che essa fosse. L’autrice, come in tutte
o in tante delle sue opere, non si astiene da una riflessione
esistenzialistica, riguardo al caso: … Sembra la triste
storia dell’estinzione di una dinastia – la Sparvara
– ce ne sono tante nei volumi che raccolgono notizie
sulle famiglie nobili. Tanti segreti di vite dolrose dietro
nomi altisonanti e illustri , tanti bambini morti presto,
tante speranze fermate da nozze sterili, tante monacazioni
forzate… Famiglie dai nomi altisonanti, potenti, ricche:
ma all’autrice interessano i drammi personali, interni
a quelle famiglie, drammi che l’immensa ricchezza, le
cariche pubbliche, il grande prestigio non hanno alleviato.
In una realtà di morte fra guerre,
pestilenze, malattie che non si sapevano curare, si inserisce
la storia personale di Maria Beccaria, sposata col capitano
Giuseppe De Boyl, ufficiale sabaudo a riposo e residente a
Sale. Costanza nulla sapeva dello sposo asssegnatole:
nel 1716, cinque anni prima delle nozze di Costanza il Po
aveva inghiottito Sparvara e la pieve di san Marziano: si
dice che in certe sere si ode uno strano suono di campana
provenire dal Po…
Passano trent’anni, il capitano
De Boyl muore dopo aver fatto testamento presso il notaio
Maggi di Pavia e fra i beni che lascia alla moglie, la cascina
delle Alluvioni: Nei documenti si parla di un’isola
nuda in mezzo a due canali di Po, isola nella quale esistono
i fondamenti dell’antico castello di Sparogaria,
corrosa dal Po… Una eredità povera e precaria,
a tal punto che i notai non sanno come definirne i confini.
Costanza , sola, si sente come voce di tutte quelle esistenze
anonime che in quelle terre avevano trascorso la propria vicenda
terrena. Hanno una voce, quella terra e quell’acqua:
un canto che scorre alto e remoto o basso e quieto …
una voce che pare il coro delle molte voci di coloro che lì
avevano vissuto.
L’eredità di Costanza è povera, anche
da parte della propria famiglia di origine: non un grande
patrimonio, ma bastava a vivere sereni… La morte del
De Boyl è, secondo l’immaginario comune, più
vicina a quella di un fattore che a quella di un ufficiale,
ma anche questo particolare illustra bene la vita della piccola
nobiltà agraria della zona, una zona anche ampia, fra
Piemonte e Lombardia: muore accompagnando i contadini a caricare
tre carri di meliga – e si sa che la meliga si raccoglie
d'estate – ma non di fatica o per il calore, sibbene
per l'indignazione provocata dall'è assalto di briganti,
forse al soldo del fratello Torquato. Costanza,
la vedova, è osteggiata in ogni modo nell'eredità.
Forse a causa di tanto accanimento da parte dei parenti, nuove
leggi sulle imposte dai nuovi signori sabaudi. A Costanza
non mancarono motivi di lite coi parenti del marito: si istruisce
un processo e fra i suoi testimoni un quarantaduenne che parla
ormai da vecchio, un trentenne senza neppure un campo, un
ventiquattrenne che vive alle spalle del padre, che pure aiuta
nella conduzione dei pochi campi.
La questione sta nel fatto che Sale
è sul confine: comunque a Costanza toccano le sue terre
e nella Storia del luogo ella è la Signora per antonomasia.
E' anche una signora al confine fra due epoche storiche: i
rapporti fra signori e contadini sono regolati da bandi campestri,
imugnai ed altri artigiani consci del proprio ruolo sociale
rifiutano antiche consuetudini che li ponevano in posizione
subalterna.
Dunque Costanza si trova a vivere non solo fisicamente in
una terra di confine, ma sul confine fra due epoche. Non
ha figli e lascia eredi dei propri beni la Chiesa, l'ospedale,
la compagnia del Suffragio.
Nel 1784 il titolo di principe di Cambiò – che
quasi scompare - passa al vescovo di Tortona; ma la cascina
delle Alluvioni, su quell'isola nuda che è la radice
della sua gente diventerà il florido e felice paese
in cui ancor oggi prosperano non solo beni materiali derivanti
da una ricca agricoltura e dalla vicinanza con città
come Pavia e Alessandria, ma anche una particolare sensibilità
nei confronti della cultura e del legame che unisce i suoi
pochi, attivissimi abitanti.
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