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Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 

 

Parlando di...
Saccaggi tra Eros e Pan a Tortona nel palazzo Guidobono
Di Francesco De Caria

 

L'Alessandrino si dimostra sempre più territorio attento alle proprie risorse culturali. Ci siamo soffermati in altre occasioni su mostre, conferenze ed altre manifestazioni tese a far prendere o a rafforzare la coscienza delle peculiarità dell'area, peculiarità esterne chepure, ne siamo consci o meno, son finite in quel sostrato che costituisce la personalità di ognuno di noi
Il volume, ricco ed elegante per aspetto grafico, è pubblicato in occasione della mostra in onore del pittore allestita presso le sale espositive di Palazzo Guidobono in Tortona, sua città natale. L’esposizione - si afferma nella prefazione - in atto sino a marzo ha coronato un progetto meditato per vent’anni e realizzato parzialmente nelle rassegne dedicate al Pellizza e all’entourage del 1996 e del 1999, nelle quali già si riservava largo spazio al Saccaggi. Notevole e meticoloso è stato il lavoro di reperimento delle opere presso gallerie, collezionisti, privati che hanno ereditato qualche dipinto dell’artista, insomma in una realtà abbastanza dispersa, “polverizzata”. Si sottolinea altresì la vitale funzione delle fondazioni legate a istituti bancari, che contribuiscono ad eventi artistici non solo con contributi in denaro, ma in molti casi anche con opere provenienti dalle proprie raccolte: insomma una sinergia di notevole interesse, a conforto del futuro delle manifestazioni culturali. Argomenti che paiono esterni al discorso artistico, e che invece diventano sempre più importanti al suo procedere e progredire, che ha necessità del genio dell’artista, ma non può fare a meno né dell’apporto finanziario, né del pubblico che in certo modo dà un senso alla proposta artistica.
Il discorso critico si articola sulla trama dei vari aspetti della personalità e dell’arte del Saccaggi, che riflette profondamente, sin dalla formazione, il gusto dell’epoca delle grandi mode internazionali, dal Preraffaellismo alla pittura pompeiana di Alma Tadema, dal Neogotico al Neorinascimento, dal Neosecentismo…al Neosettecentismo,…al Modernismo nelle sue declinazioni Art Nouveau e Secessione, rileva Mauro Galli.
La produzione di Saccaggi è definita dal curatore proteiforme per il vorticoso eclettismo e influenzata dallo Storicismo revivalistico della Torino umbertina, che rivisitava stili ed epoche del passato riproducendoli in modo artificioso e posticcio nelle architetture neogotiche e neorinascimentali del borgo del Valentino e di varie scenografie teatrali. La sua formazione, che non poteva non aver subito i riflessi del Verismo, risente delle grandi mode internazionali dell'epoca, Preraffaellismo, pittura pompeiana, neosecentismo e neosettecentismo alla Meissonnier e alla Fortuny, l'Art Nouveau e la Secessione, che lasciano tracce profonde sulla comune formazione classica, insieme ad un altro clima, quello veristico, tenendo presente l'approccio dell'artista alla realtà oggettiva, mai diretto, ma costantemente mediato da modelli pittorici. Nella complessa e ricca formazione del Saccaggi non manca certamente la dimensione classica e letteraria in genere, del resto soggetto di molti dipinti dell'epoca: Orazio e Ovidio affiorano nella sua pittura come Dante, autore diletto ai Preraffaelliti. Gli stili diventavano così non modi personali di formare, ma maschere da indossare in una sfilata di moda in cui l'artista vestiva costumi sempre diversi, rischiando, nelle continue metamorfosi di perdere la propria identità, rileva ancora il Galli, che, con acutezza individua altresì un possibile parallelismo con l'eroe dannunziano Andrea Sperelli che si definiva camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. Esattamente l'opposto della sostanza aristotelico tomistica. Saccaggi può considerarsi l'antitesi di Pellizza, di cui è pure conterraneo, pittore filosofo, severo e ascetico, portato alla solitudine e alla meditazione, capace di sacrificare alla ricerca artistica ogni agio, ogni comodità, ogni plauso: Giacomo Grosso invece ritrasse l'amico Saccaggi come persona gioviale, socievole. Figlio di un sarto, viene introdotto all'Accademia da Alessandro Guidobono Cavalchini Garofoli, aristocratico, pittore dilettante come all'epoca era consuetudine presso le classi sociali alte o comunque benestanti, allievo di Fontanesi. L'Accademia baluardo della tradizione, impermeabile alle nuove esperienze che si svolgevano in Italia e in Francia diede al giovane una solida impostazione. Dal Gastaldi fra gli altri egli eredita l'impostazione solida della figura; l'attitudine alle scene aneddotiche la mutuò invece dal Gilardi. La ritrattistica, genere nel quale egli primeggiò per una lunga fase della produzione, ebbe le sue basi nell'insegnamento del Grosso; d'altra parte la ritrattistica in sé porta a contatto con le fasce alte o quanto meno ricche della società e quindi è un ottimo trampolino di lancio per un artista. Altro tema che egli praticò è il filone medioevale: ed ebbe opportunità di contatti con esponenti della Scuola di Rivara. Ma non solo il Medioevo ispirò l'arte del tempo e il nostro pittore: scene da romanzi e poemi medioevali entrano a far parte del suo bagaglio. Ma altre linfe giunsero alla sua arte, dal “secentismo” del Meissonnier, alle scene storiche di Alma Tadema, complicate e piene di oggetti e minuzie, al tema biblico. Sono tutte esperienze che possono indurre ad un eclettismo superficiale, ma affinano le tecniche e l'abilità, che vengono impiegate anche nel filone veristico attento ai problemi sociali (Reietta, che ritrae una giovane madre allontanata dal borgo evidentemente perché madre non sposata, come si evince dalla creatura che affiora dal velo da testa. In Torino la Chiesa di San Gioacchino offre esempi di sua pittura religiosa nella Via Crucis. Sovente le scene di tale tipo di pittura diventavano immaginette e cartoline, che contribuivano se non alla fama, almeno alla diffusione del nome di un artista. Ma il Verismo venne rifiutato dal Saccaggi maturo, che riteneva quel genere volgare, mentre l'Arte deve avere i suoi modelli nel Mondo delle Idee. Altri momenti di rilievo della carriera del pittore sono la rievocazione dell'Oriente prossimo antico, il simbolismo floreale, il recupero classico delle Metamorfosi ovidiane, interpretato però nella prospettiva dannunziana. Dimensione ben presente in Saccaggi è quella musicale che egli conosceva anche nell'aspetto teorico e tecnico, avendo studiato musica ancora giovanissimo presso uno zio. La guerra porterà all'arte di Saccaggi due novità: l'esperienza delle cartoline propagandistiche e d'altra parte l'incrinarsi definitivo dell'ottimismo che tutto sommato l'aveva sino ad allora sorretto. La serie delle Visioni di guerra, ad esempio rinvia al dramma degli orfani di guerra e quindi ritrae uno dei desastres de la guerra, per citare Goya. “Sotto il segno di Thanatos” è intitolato il capitoletto che riguarda appunto la produzione del periodo bellico.
La fortuna del Saccaggi si attenua con il cambiar dei gusti portato da una nuova cultura nel primo dopoguerra, cultura della quale l'autore cita la cesura costituita dalle opere del Casorati e la polemica antitradizionalista del Gobetti, che definisce il Nostro, assieme a Onetti, G.B.Alloati, al Cavalleri filisteo dell'Arte. Questi giudizi non limitano l'attività del pittore, che partecipa a mostre a Tortona e a Milano nelle quali emerge chiaramente l'atteggiamento eclettico della artista.
Lo indigna l'affermarsi di nuove manifestazioni dell'Arte: in particolare egli giudica Novecento contrario al desiderio di elevarsi, quindi mortificante, animato solo da egoismo, materialismo, opportunismo, e condizionato da una sorta di consorteria che ostacola l'evoluzione dell'Arte; non si perita di dire che i novecentisti sono sfacciati, inetti, distruttori del bello, venali arrivisti.... L'arte deve invece mantenere il ruolo dell'Ideale che fornisce quelle strutture e quelle forme nelle quali anche le tragedie della storia debbono tradursi.
Saccaggi muore sessantaseienne a Tortona il 3 gennaio 1934, una quindicina di giorni dopo aver eseguito un ritratto ad acquerello del nipote.
Il volume è corredato da una ricca bibliografia, da una meticolosa ricostruzione delle esposizioni, da molte tavole di grande formato e di alta definizione e da puntuali schede che non solo illustrano la personalità del Saccaggi ma aspetti di tutta un'epoca.