Parlando
di… Nisa Partica e del Centro Scavi di Torino al “San
Giuseppe” di Torino.
di
Francesco De Caria
Fra
i tesori che Torino racchiude, alcuni dei quali purtroppo
– crediamo – solo gli specialisti conoscono, si
deve annoverare il Centro Ricerche e Scavi di Torino per il
Medio Oriente e l’Asia, un vanto a livello internazionale,
collegato alla Facoltà di Archeologia.
Proseguendo nel suo programma di mostre e incontri, l’Istituto
“San Giuseppe” dei Fratelli delle Scuole Cristiane
di via S.Francesco da Paola 23 in Torino, mette alcune delle
splendide sale dell’edificio di via Giolitti a disposizione
di una mostra che illustra Gli splendori di Nisa Partica,
in particolare l'attività di scavo italiana in Turkmenistan,
svolta della missione del Centro Scavi. Si tratta di materiali
documentali e di alcuni reperti riferiti alle campagne archeologiche
del periodo 1990-2011, che riguardano il territorio a Sud
Est del Mar Caspio, quanto mai interessante come cerniera
fra Occidente e Oriente, fra mondo pagano, cristiano, islamico,
sulla via per l'Oriente, la via delle spezie...
La mostra – curata
da Carlo Lippolis e Niccolò Manassero,
nuovamente in partenza per il Turkmenistan - è un inedito
per Torino, che pure è la città del Centro Scavi
e città di antiche tradizioni archeologiche proprio
per l'Oriente: basti citare studiosi fra Settecento e Ottocento
fra le quali Tommaso Valperga di Caluso
è la personalità più nota. Roma e Rieti
hanno già ospitato edizioni della mostra, ognuna delle
quali, per impaginazione e per “taglio” è
comunque un originale. Sottolinea l’importanza dell’avvenimento
la lunga serie degli enti promotori: oltre al Collegio San
Giuseppe, il citato Centro Ricerche e Scavi, il Dipartimento
di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico territoriali
dell’Università di Torino, le Biblioteche Civiche,
la Città di Torino, l’Istituto per le Arti Applicate,
il Museo Franchetti , l’Associazone
“Immagine per il Piemonte”, le Raccolte
De Caria Taverna di Torino.
Nell’Ottocento era già ben noto che le regioni
ad est del Mar Caspio, nell’attuale Turkmenistan, fossero
ricche di testimonianze e di culture del passato, ancora da
scoprire. All’inizio del XIX secolo
il viaggiatore inglese Kinner proponeva
per alcune imponenti rovine presso l’attuale capitale
del Turkmenistan, Ashgabat, l’identificazione con la
Parthaunisa delle fonti classiche, in base alla conservazione
per esse del toponimo Nisa…
Così esordisce l’articolo
di apertura del quaderno-catalogo, chiarendo l’ambito
geografico e cronologico del territorio e dei resti che vi
sono conservati, nonché la loro rilevanza: fin
dal 1925 si indagò su Nisa da parte del Museo di Ashgabat,
alla ricerca delle tombe reali di cui parla Isidoro e a tutt’oggi
non localizzate. Gli scavi promossi e finanziati da vari Stati
ed Enti proseguirono negli anni Trenta, alla fine degli anni
Quaranta, scavi questi che ravvivarono gli interessi per la
cultura partica. I lavori procedettero in modo non lineare,
alternando momenti di intensa attività a periodi di
minore intensità: tali imprese hanno fra l'altro necessità
di cospicui finanziamenti, la cui consistenza incide sull’intensità
delle operazioni. Fattore non
di poco conto di cui bisogna tener conto per questo genere
di cose è lo spirito d'iniziativa di singoli studiosi:
il riavvio delle operazioni di scavo, di catalogazione, di
studio in questo quadrante lo si deve fra gli anni Quaranta
e Cinquanta in particolare a personalità come il professor
Gullini che nel secondo dopoguerra approdò all'ateneo
torinese decimato dai dolorosi fatti politici e bellici. C'è
poi – non indifferente – il côté
economico: una campagna di scavi è alquanto costosa,
soprattutto se effettuata all'Estero e in terre lontane, tanto
più che oggi l'Archeologia si affida a tecnologie avanzate,
a rilevamenti satellitari, all'uso di strumentazioni raffinate
che consentono, ad esempio di prevedere quanto il terreno
costodisce nelle sue profondità. Il Ministero degli
Affari Esteri e la Compagnia di San Paolo hanno fornito i
fondi più cospicui che hanno consentito le costose
campagne di scavo nella zona, dove da oltre vent’anni
il Centro Scavi di Torino è impegnato, in collaborazione
con le autorità turkmene: tra i vari enti che hanno
promosso e sostenuto le campagne archeologiche dell’Istituto
vi è stata l’Accademia delle Scienze di Mosca
dal momento che il Turkmenistan era parte dell’Unione
Sovietica.
Nisa Partica era un luogo fortificato, con
una cinta di mura protetta da quarantotto torri in mattoni
crudi: anche della specificità di questo materiale,
fragilissimo soprattutto se confrontato col cotto, praticamente
indistruttibile, si deve tener conto fra le difficoltà
di scavo. A Nisa si è studiata in particolare la Casa
quadrata nel settore settentrionale, donde proviene la maggiuor
parte dei reperti. Vi era poi un ampio cortile al centro sul
quale si affacciavano altri edifici. Il
Centro Scavi nelle missioni 1990-1996 e 1999 dirette da Antonio
Invernizzi ha riportato alla luce e identificato il
complesso detto della Sala rotonda, nelle missioni del 1995
e 2000-2006 dirette da Carlo Lippolis,
uno dei curatori della mostra, il cosiddetto Edificio Rosso.
Fra l'altro si notino queste indicazioni generiche, che mettono
in evidenza la difficoltà di identificare la funzione
dei vari complessi.. La missione italo turkmena dal 2007 ha
esplorato altri settori; i risultati delle indagini e gli
studi effettuati consentono di conoscere i caratteri architettonici
e artistici dell'antica fondazione partica, il cui antico
toponimo Mithradatkert, che vuol dire “fortezza
di Mitridate”, rimanda al sovrano che la fondò
o rifondò alla metà del II millennio. Interessante
l'impresa anche per i riflessi di cooperazione internazionale,
anche con aree con cui non si hanno saldi legami per altri
versi: è un risultato collaterale, ma di primaria importanza
delle missioni archeologiche. Da quei contatti possono nascere
legami più stretti, rapporti più saldi e di
diversa natura, anche economica. L'interesse puramente scientifico,
dunque, ha riflessi di ampia portata..
Le popolazioni partiche provengono dai territori circostanti
il lago di Aral, che lasciarono nel III sec. a C. per scendere
verso l'attuale Turkmenistan; se i Parti sono indicati anche
come Arsacidi nelle fonti orientali è perché
il loro re Arsace conquista il SE dell'Iran. Fu con Mitridate,
fra il 170 e il 132aC che i Parti ebbero un territorio grande,
dalla Mesopotamia all'Iran meridionale.
Furono i Romani a fermare l'espansione partica: che sotto
Mitridate II che, regnando per lungo tempo, a partire dal
123 creò un impero esteso dall'Armenia ai confini dell'India
, realizzando quella direttrice Mediterraneo - Asia centrale
per cui sarebbe passata la via della seta, che anche nel Medioevo
ebbe tanta importanza. La via della seta si spinse sino alla
Cina. Romani e Parti si combatterono a lungo per il controllo
delle vie mercantili e le sorti furono alterne; famosa è
la disfatta romana di Carre nel 53 aC.
Ma anche per gli Arsacidi – potente dinastia partica
- venne il momento della disfatta: nel 223 /224 d.C. Ardashir,
signore della Perside nell'Iran Meridionale, della dinastia
Sasanide, riportò una serie di vittorie che provocarono
il crollo della dinastia arsacide.
Questa a grandi linee la lunga storia parte della quale sta
alle spalle dei reperti presentati in mostra, oggetti o riproduzioni
fotografiche con didascalie chiare distribuite nella sessantina
di grandi tabelloni esposti.
I punti nodali attorno ai quali
si svolge l'itinerario della mostra, che anche il catalogo
segue, riguardano lo stato delle ricerche a Nisa Partica,
una sintesi sull'Impero dei Parti, l'Arte di Nisa Partica,
il punto di maggior interesse ad oggi dehgli scavi, e cioè
La casa quadrata, il complesso centrale, la sala rotonda,
le sculture in argilla cruda, l'edificio rosso, i settori
orientale e meridionale del sito scavato; quindi gli oggetti
più significativi rinvenuti e cioè le sculture
in marmo e in metallo e i rhyta in avorio. In
sintesi possiamo qui accennare al fatto che i documenti portati
alla luce a Nisa...provengono dal cuore dello stato partico,
e cronologicamente alla trasformazione dello Stato arsacide
in un grande impero con Mitridate I nel II secolo aC, impero
che opporrà forte resistenza a Roma. Inoltre
l'insieme delle fabbriche cerimoniali di Nisa Vecchia è
un articolato memoriale dei grandi sovrani e degli eroi dell'epica
nazionale. Le opere di Nisa illustrano... la felicità
dell'incontro di tradizioni diverse... che generano un'arte
armoniosa e in certa misura originale, sul “telaio”
costituito dall'arte macedone. Bisogna tener conto di un grave
fattore che ostacola la piena comprensibilità dei reperti,
la perdita di gran parte della letteratura arsacide, cultura
iranica ellenizzata. In una armonica sintesi a temi ellenistici
si intrecciano motivi originari, il gorytos – arma arsacide
e scitica – simboli religiosi e astrali... Settori
della mostra e capitoli del catalogo sono dedicati alla casa
quadrata, tesoreria, o forse tempio funerario, o magazzino
reale, o edificio destinato a cerimonie celebrative comunitarie,
al complesso centrale, insieme di edifici organizzati attorno
ad un'area aperta, una corte centrale sulla quale si affacciavano
le principali realtà cerimoniali, alle quali sono dedicati
altrettanti capitoli e settori dell'esposizione, la Sala Quadrata,
la Sala Rotonda, l'Edificio Rosso, una grande aula destinata
a funzioni pubbliche così via. Il clima
secco ha consentito la sopravvivenza di Sculture in argilla
cruda, scoperte fra il 1990 e il 1999, per lo più protomi,
cioè volti. Anche sculture
in marmo e in metallo sono venute alla luce negli scavi di
Nisa, una Hekate,
la dea della notte, la greca Persefone,
cui sono collegati varie pratiche religiose che sopravviveranno
a lungo al tramonto ufficiale del paganesimo, per lambire
il nostro secolo, una Afrodite, un erote,
cioè un Cupido, bambino alato
simbolo del desiderio amoroso, alquanto banalizzato nel nostro
secolo. Fra gli oggetti più interessanti rinvenuti
a Nisa vi sono i quarantotto rhyta in avorio,
oggetto in origine impiegati per bere e versare, costituiti
da un corno svuotato, poi divenuti oggetto rituale e quindi
realizzati in metalli preziosi, con fregi scultore per lo
più di carattere religioso, legati all'animale sacrificale,
alle arti, a scene di altro genere.
La sessantina di titoli dal 1990 ad oggi costituisce la preziosa
bibliografia che -fra l'altro – conferma lo spessore
scientifico della mostra e del quaderno catalogo che la correda.
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