Un
“voyage autour de ma… bibliothèque”
di Francesco De Caria
Una
figura speciale: discendente da una delle più antiche
famiglie aristocratiche d’Europa, insigne esponente
del corpo diplomatico, Livio Missir Mamachi
di Lusignano, è fra le rarissime persone che possono
permettersi di compiere itinerari all’interno delle
proprie raccolte, in particolare della biblioteca che le stesse
antiche origini della famiglia hanno incrementato di testi
rari e rarissimi. Nel testo che qui illustreremo,
egli si interroga su un’Europa che deve essere innanzi
tutto cosciente della propria identità, nonostante
tutti gli aspetti che possono suggerire il contrario: il Nord
e il Sud, l’Occidente, la cultura e la politica orientale
d’Europa. Un’Europa ricca e un’Europa sofferente;
un’Europa volta all’Est con il suo prezioso e
sconosciuto patrimonio culturale ed un'Europa rivolta all’Occidente
del Mondo. Livio Missir in
un suo libro che qui illustreremo, si chiede cosa ne pensassero
gli intellettuali che un secolo , un secolo e mezzo fa compivano
grands voyages, all’estremo Nord, nel Sud del Mondo,
in Estremo Oriente, incontrando turchi, greci, arabi, ebrei,
armeni, levantini in genere, e poi mongoli, cinesi...
Comunemente esaminando il passato si ha l'idea di un mondo
a compartimenti stagni, frammentato e diviso in mille realtà:
e ci si dimentica del fatto che oltre ai grandi viaggiatori
ed agli esploratori che hanno scoperto parti del Globo nuove
per l'Europeo, il medioevale poteva viaggiare dall'Italia
all'Irlanda, dalla penisola Iberica alla costa mediterranea
dell'Africa all'Oriente... San Tommaso d'Aquino nel XIII secolo
in cinquantadue anni di esistenza, quindi in una trentina
effettivi fu a Napoli, a Parigi, a Colonia, in diverse città
d'Italia come inviato delPontefice. Anche nell'Ottocento il
viaggio fu una dimensione una condizione di vita di molti
autori. Missir,
che comunque molto ha viaggiato concretamente, ora si concede
il suo voyage autour de sa chambre sfogliando i volumi dell'ingente
patrimonio culturale che essa contiene. E in
questo volume edito già qualche anno fa egli si sofferma
su ventitre viaggiatori belgi in Oriente nell'Ottocento, fra
il 1826 data del viaggio del Rotiers al 1898 data di quello
di Jules Maertens.
Nel segno di una “civettuola” umiltà –
che chiameremmo personalmente espediente letterario accattivante
– l'esordio dichiara una indisciplina che gli impediva
di chiudersi per giornate intere in biblioteca e di seguire
un programma preciso, un'architettura prestabilita di ricerca:
nello stesso tempo di affidarsi ai ritrovamenti fortuiti al
marché aux puces di Bruxelles, nelle “escursioni”
effettuate come un rito ogni sabato e ogni domenica, di relazioni
di viaggiatori semisconosciuti. E' un metodo eclettico, confessa
l'autore, non scientificamente costruito a priori; ma intanto
un lavoro di un'architettura enorme supérieure à
mes forces et à mes disponibilités de temps
et d'argent. Allora sull'esempio di

Huismans,
facendo
tesoro del patrimonio bibliografico e documentale lasciato
dalla millenaria famiglia e dalla sua stessa attività,
egli si appresta a scoprire i tesori della propria biblioteca.
Se la tavola completa dei viaggiatori
belgi stilata dal barone
Jules
de Saint-Génois
aveva
censito circa duecento viaggiatori in Medioriente, Missir
Mamachi li classifica non in ordine alfabetico, ma per ordine
cronologico di pubblicazione,il che consente di verificare
la frequenza con la quale i Belgi si occupavano strettamente
dell'Oriente: fra i viaggiatori, ricche e nobili signore,
Vera Dumesnil e Giulietta
Adant, amica di

Tagore,
il quale era innamorato del Mediterraneo levantino, che a
sua volta fece da culla agli amori levantini del poeta indiano.
Costantinopoli
scese nella tomba di

André
Chénier come regret di non averla potuta visitare,
mentre una passione violenta per Costantinopoli era nell'imprinting
della contessa Sebastiani della Porta, la aveva nel sangue
come una violenta passione.
Ma
-osserva intelligentemente il Missir – tanti sono stati
i visitatori di Costantinopoli e del vicino Oriente fra Sette
e Ottocento che la lista citata non può che rimanere
tale – una lista cioè- fra l'altro per convenienze
politiche: come sarebbe potuto avvenire per il passaggio di
una strada. L'introduzione- sommario precede le ricerche nel
senso dell'attività diplomatica ed economico finanziaria
che distingueva queste famiglie, che fra l'altro erano più
omeno alla lontana imparentate.
Dopo questa interessante introduzione,
che ha lapotenza di ricostruire un'epoca, un costume, lacerti
di storia di importanti famiglie, Livio Missir
si sofferma,con la stessa piacevolezza stilistica dell'introduzione
sui viaggiatori belgi fra il 1826 e il 1898.
Il testo è corredato da otto illustrazioni che riportano
vedute di Smirne dal 1833 al 1882, da una carta del Mediterraneo
di metà Ottocento. Nove, se si considera la copertina,
l'incisione
Le
Belge aux Croisades Bruxelles 1846 di A. van Hasselt,
opera conservata nella biblioteca Missir di Bruxelles. Essa
rappresenta probabilmente l'espugnazione della città
operata nel 1453 da
Maometto
II,
episodio
che pose fine al millenario impero bizantino e diede avvio
alla progressiva espansione turca nel continente europeo,
sino agiungere all'assedio, da parte di Solimano il Magnifico,
della stessa Vienna nel 1529, che avrebbe dato avvio alla
riscossa cristiana ed europea, in cui si distinse il

principe
Eugenio di Savoia a Carlowitz nel 1699.
Ci
piace terminare questo articolo con alcune righe della quarta
di copertina del volume:
(…) une Europe économique certainement; une Europe
politique, evidemment, mais , avant tout, une Europe consciente
de son idéntité, donc de son passé.
Parole dei grande attualità,
e vorremmo dire profetiche, in riferimento all'autorevolezza
di chi le ha formulate qualche decennio fa: ma purtroppo –
almeno per quanto riguarda il nostro Paese – rivelatesi
utopiche, se riferite almeno alla stragrande maggioranza della
popolazione: indegini sul livello di istruzione effettiva
– non in riferimento al titolo conseguito presso qualche
diplomificio o qualche università o facoltà
indulgenti - dimostrano chiaramente che ormai le date e gli
avvenimenti anche fondamentali della nostra storia sono pressoché
del tutto ignorate da studenti e da giovani adulti: forse
sarebbero da ripensare alcuni principi pedagogici che non
tengono conto del fatto che dai sei ai quattordici anni circa,insomma
dall'infanzia alla prima adolescenza sono molto sviluppate
le facoltà mnemoniche e meno quelle riflessive; poi
si ha un regredire dapprima lento poi sempre più accentuato
della memoria che lascia il posto alla riflessione e al ragionamento,
nonché alle capacità critiche. Per troppi i
monumenti, lelapidi, la stessa toponomastica viaria che ripercorre
la storia di un Paese, restano vuote parole. Senza contare
gli episodi di intolleranza e gli istinti di sopraffazione
che fra i più giovani serpeggiano pericolosi.
Il volume:
Livio Missir Reggio Mamachi
di Lusignano, L'Europe avant l'Europe, voyages belges en Orient
de ma bibliothèque, Editions Arts & Voyeges, Lucien
De Meyer éditeur and L.Missir, Bruxelles.1979, pp.214,
ill. b/n.
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