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Forme di Franco Mazzilli.
di Francesco De Caria


Nell’articolato panorama artistico e culturale torinese, nel quale da sempre ha buon rilievo l’attività delle gallerie private, a fianco della funzione di documentazione e stimolo offerto dalle gallerie pubbliche, vanno sempre più accentuando la propria importanza realtà “piccole” – sovente nate da un’attività “di supporto” all’Arte, laboratori di incisione, laboratori da corniciaio soprattutto, ma anche librerie non necessariamente specializzate nel ramo dell’Arte figurativa – che organizzano veri e propri cicli di mostre e convegni nei quali critici di rilievo si soffermano sull’opera dell’artista attualmente in mostra. E’ occasione preziosa per “sondare” il terreno concreto in cui l’arte, la cultura, la musica si muovono, soprattutto allorché la stampa, la radio, la televisione, anche nei notiziari locali ne diano appropriata informazione; anche quando questo non avviene tuttavia o anche quando la notizia è “soffocata” dal grande flusso di informazioni, resta comunque traccia di tali manifestazioni, che costituiscono in ogni caso una sorta di piazza o di caffè in cui appassionati accomunati da interessi analoghi possono incontrarsi. Perché il pericolo è quello di un progressivo isolamento dell’individuo, pur immerso in un flusso continuo di dati, di scambi di idee, di proposte anche interessanti e interessantissime, ma tali da usurarsi proprio a causa della grande massa che “frana” sul lettore o sull’ascoltatore ...
Fra queste preziose occasioni segnaliamo la mostra in atto sino ai primi di dicembre presso la galleria d’arte contemporanea Artheos in Torino, dedicata alla produzione recente di un filosofo-pittore, Franco Mazzilli.
E’ un modo di considerare la realtà, la natura quanto emerge dalla contemplazione delle sue opere: se vulcani, pianure, colline, cieli appena velati sono il referente immediato cui lo spettatore è rinviato, l’autentico contenuto dei suoi dipinti è in realtà un continuo confrontarsi con il dato naturale che si incontra/scontra con il paesaggio interiore precostituito. I colori accesi dei tramonti, o i pacati verdazzurri delle colline o il bianco delle rocce evocati da larghe campiture di colore che possono evocare l’arte estremorientale che tanto appassionò gli autori del Decadentismo, le ondulazioni del paesaggio e delle rocce che possono diventare – immagine nell’immagine – un corpo femminile che compendia le forme di una Natura creatrice, o ancora la forma di una barca che è altresì forma archetipica della foglia, la gamma degli azzurri e dei bianchi che racchiusi in forme sinuose evocano acque e i cieli appena velati e increspati, in una rappresentazione intensa, sospesa tuttavia tra la figurazione e un gusto decorativo, come a fermare l’attimo creativo in cui la forma si stacca dal Tutto – o che nel Tutto sta dileguando formano come un flusso continuo di forme pure e colori fondamentali ...
Vari critici hanno messo a fuoco aspetti dell’arte di Franco Mazzilli, la cui opera tuttavia ancora “sfugge” ad ogni inquadramento e ad ogni traduzione in parole ed immagini verbali, pur restando ferme le salde radici culturali, senza le quali ogni operazione intellettuale è destinata all’insuccesso o all’effimero: Scroppo, Chicco, Galvano, l’Arte Concreta, e la critica e la filosofia “scettica” di Navarro, profondo studioso di Kafka, Abbagnano maestro del “filosofo” Mazzilli ... le suggestioni colte nei viaggi sempre per l’artista occasione di dialogo con la realtà circostante, come per i viaggiatori del Settecento o del Romanticismo, tutto questo sta alla base dell’arte del nostro autore, nella quale tutto è e non è, ogni cosa è “aspetto” di realtà più profonde e pronte a manifestarsi in altre forme parimenti effimere e in continua gara con l’artista che intende in qualche modo fermarle... Si è parlato di arte che rinvia ai misteri eleusini, che invocavano un’epifania del Dio, della realtà Ultima delle cose, di influssi da Giordano Bruno e da Schelling ...
Spunti interessanti e coinvolgenti, che “scavano” tra le forme che le tele di Franco Mazzilli evocano; aspetti, tuttavia, di una realtà composita che l’opera del pittore sa rendere nella sua pienezza solo nell’armonia delle forme e dei colori. Data la premessa di una articolata e profonda cultura necessaria ad accostarsi all’opera d’arte, è pur sempre la singola opera a costituire un universo autonomo e nuovo. Altrimenti non è arte.