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Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 

 

 

 

Corsi e ricorsi della storia e della politica…
I cattivi esempi dell’antichità: quando la Grecia classica non è un modello da seguire.

di Francesco De Caria

 

 

E’ sufficiente comparare pagine della storia e dell’economia recente e recentissima con quanto studiato sui banchi di scuola – dai brani di Tucidide e di Platone quando narra della morte di Socrate, all’opera di Livio, di Orazio, agli annali di Tacito… - per notare quanto di vero vi sia nella teoria dei corsi e ricorsi. A volte sono analogie apparenti, altre sostanziali. Tuttavia vi sono brani che fanno riflettere…
La civiltà classica greca e romana ha dato l’impronta alla civiltà occidentale, è innegabile: dalla filosofia, alla matematica e alla geometria, alla scienza e alla tecnologia, al diritto, all’ingegneria e all’architettura, tutto lo sta a dimostrare. Ma non tutto in quell’epoca merita l'epiteto di aurea aetas, anzi. Vi furono periodi di forte decadenza morale, che solitamente coincisero con i prodromi, le avvisaglie, della crisi e della decadenza.
La civiltà greca e romana, classica insomma, è stata dipinta come una sorta di paradiso terrestre da Dante in poi, in particolare dal Petrarca, dal Rinascimento e così via: ma è un’idealizzazione che nasconde contraddizioni, violenze, brogli, efferatezze…
Nel saggio del 1990 Lo specchio greco. Alle fonti del pensare europeo, Grytzko Mascioni “nato nel 1936 sulla frontiera tra Valtellina e Grigioni” e “diviso tra libri, televisione, teatro, arti visive” riporta osservazioni intriganti, che citiamo in una brevissima e lacunosissima antologia, tuttavia sufficiente – riteniamo – a ripensare l’immagine idealizzata del mondo classico, ma soprattutto a scoprire analogie con quanto si sta vivendo oggi non solo nel Bel Paese.

(…) Molte opinioni correnti (…) vanno rivedute. (…) Sarei estremamente prudente nell’accettare (…) quei modi di dire imperativi e popolari (…) come “la Grecia maestra di civiltà”, “madre della cultura occidentale” (…) Non sono affatto convinto che la nostra civiltà, frutto di una supposta linea di (…) ininterrotto progresso, sia così soddisfacente (…). Se l’ottimistico Ottocento poteva concedersi qualche illusione, non è il nostro secolo di massacri e rovine, giunto all’orlo del collasso, incapace di proporre un orizzonte significativo a vecchi e giovani, con la maggior parte della popolazione (…) rincretinita dai falsi miti della bieca pubblicità industriale o della più ottusa propaganda politica e proclive (…) all’indolenza quanto alla violenza, pronta comunque a evadere dai problemi e dalla fatica di pensare grazie al ricorso ad ogni possibile droga (…) analgesici o stupefacenti o televisione a costituire la meta di quel cammino. Il vuoto eloquio degli intellettuali, il loro codardo e alterno intrupparsi (…) il tradimento operato dalla intellighenzia con un mellifluo populismo che è una delle forme più vili assunte dal disprezzo del popolo, il disarticolato e informale prevalere nell’arte di disorganicità e astrazione; oppure il totale cedimento alla incontrollata e farneticante emotività, demagogica e fanatica (…) travestita di fredda razionalità, sono il frutto del degenerare dello spirito greco (…) a cavallo del V e IV secolo (…).
Questo in esordio dello studio. Verso la conclusione: Perché dal 399 a.C. ad oggi, gira e rigira, siamo sempre lì: dalla crisi dell’Atene periclea (…) non siamo usciti più, nonostante la vastità e varietà di tentativi sperimentati in ogni tempo e luogo di fuga o soluzione…


E il tarlo e il tramonto delle grandi civiltà, quella greca come quella romana per restare nell’ambito classico, è sempre stato lì, nella febbre del potere, nel degrado della cultura, che vuol dire anche banalizzazione coperta dal pretesto dello “sminuzzare il cibo” per i non addetti, nell’ostentazione di ricchezza e potere, sintomo chiaro di psicologie malate di individui che vogliono coprire un passato poco gratificante, che soffrono di complessi di inferiorità. E ne sono nate tragedie che la prospettiva successiva dall’Umanesimo in poi - anche l’epoca del Magnifico fu come è noto feroce - ha messo in secondo piano, creando l’illusione di paradisi classici perduti, che confondono l’astrazione artistica con la realtà effettiva. Ma non è così. Non ci son stati paradisi assoluti, come non ci sono stati inferni assoluti nella storia: nella “barbarie” altomedievale, quando tutto pareva franare in un immenso terremoto, nel chiuso dei conventi benedettini qualcuno salvava il frutto dell’antica civiltà; nell’idealizzato Umanesimo laurenziano e poi nel Rinascimento, alla base della civiltà moderna, accadevano episodi feroci che il Machiavelli citò ad esempio di gestione del potere…