“I
pòrti di magnin” e “Magnin
littéraire”, aprile 2009: splendida carrellata
sulla cultura novecentesca del Monregalese e dintorni.
Di Francesco De Caria

Isola
di San Rocco al Ponte delle Ripe di Mondovi:
continua la splendida stagione artistica organizzata dall’Associazione
“Pòrti di magnin”, che ha preso nome dal
portico dei calderari della città. Sulla splendida
rivista – importante per contenuti che contribuiscono
a evidenziare aspetti di alto profilo della cultura torinese
sotto angolature talora pressoché inedite. Traccia
di questa preziosa attività rimane al di là
della necessaria natura effimera dell’esposizione nelle
pagine del periodico dell’Associazione, dal raffinato
aspetto grafico assai invitante e nelle monografie che, talora
edite in altre recenti occasioni sono presentate ad un nuovo
pubblico o sotto nuova luce.
Ricordiamo la mostra sulla ceramica torinese negli anni Trenta-Cinquanta:
la rivista riprende l’argomento – già affrontato
in una recente mostra - sotto il punto di vista tecnico, seguendo
le fasi di lavorazione e i “segreti” che lo scultore
Giovanni Taverna (1911-2008) Direttore
Artistico e progettista della Ditta Essevi distrutta da un
bombardamento nel ’43 e parzialmente ricostruita nel
dopoguerra, ci ha a suo tempo svelati.
Rivista
del mese di Dicembre 2008

ritratto
di Friedrich Nietsche
opera
di Giovanni Taverna (1911-2008)
Fra l’altro l’esposizione e i relativi articoli
su un precendente numero della rivista, il n.67, hanno consentito
nuovi contatti con collezionisti e gallerie, con studiosi,
interessati a questa che in tempi ancora recenti era considerata
un’arte minore, in quanto arte applicata, arte d’arredo.
Eppure già a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento
esposizioni tenutesi a Parigi, Torino, Roma avevano dato una
nuova dignità alle arti applicate e alla produzione
industriale d’Arte.
Splendide le illustrazioni, che costituiscono già di
per sé un itinerario estetico e tecnico e che consentono
di rilevare i gusti del tempo, della media e alta borghesia,
classe che in particolare impiegava questi pezzi – per
lo più multipli come soggetto, ma pezzi unici per quanto
riguarda la decorazione pittorica, eseguita a mano con pennello
o aerografo, a seconda degli effetti, con mascherature che
di volta in volta proteggevano ora questa, ora quella delle
parti da risparmiare: vi sono note tecniche adeguate all’atmosfera
del periodo. Dell’Esotismo che aveva spito Potenze europee
a cercar nuovi territori, come dai soggetti , come dall’arte
di Gauguin nascono I portatori, uomini e donne dai preziosi
e sgargianti pareos – ben difficili da realizzare, tenuto
conto delle variazioni cromatiche di cui abbiamo fatto cenno,
ma anche delle centinaia di piccoli spazi da colorare diversamente
e da contornare in oro. Altro gusto
culturale dell’epoca affiora dalla ceramica d’arte
di cui si tratta nella rivista, il retaggio romantico del
folklore, nei costumi delle donne, a proposito delle quali
-Sarde, Gressonare e così via – viene impiegato
per la veste il rosso corallo, altro colore prezioso. Dal
mondo della lirica, dalla Butterfly pucciniana in particolare
pare affiorare la Gheisha del 1948, dal kimono impreziosito
da decori oro, corallo, nero; un miracolo di statica è
la Danzatrice Ambretta sempre ispirata al mondo del teatro,
nelle due versioni bianca con fregi déco nero, azzurro,
rosso e nera con decori in oro. Le danzatrici erano
state concepite dal Taverna come speculari, formanti una coppia
che è stata ricomposta in occasione dell'esposizione,
mentre spesso essesono spaiate per due motivi, il costo e
la statica delicata, in quanto la figura alta una cinquantina
di centimetri poggia – come in un passo di danza –
sulle dita del piede sinistro e su una piccola porzione di
panneggio. Preziosa per il corallo e l’oro impiegati
la Capraia, modellata e decorata da Margherita Costantino.
Giovanni Taverna e Margherita Costantino
si trovano nuovamente insieme rispettivamente nel modellato
e nella decorazione pittorica della Danzatrice un nudino che
accenna un passo di danza, mentre un velo che scende dalla
mano destra e si allarga sotto ai piedi della figura fa da
elemento statico: qui c’è la ricerca dello schema
geometrico puro, due ovali – corpo + velo e braccia
– si incrociano armoniosamente. L’articolo di
Donatella Taverna che espone le proprie memorie di bambina
e poi ragazzina che ha potuto osservare i genitori operare
nel laboratorio di Sandro Vacchetti e nello studio dove lo
scultore progettava i modelli e li realizzava, si sofferma
in particolare sui decori, e sulla storia di vari studi ceramici,
a suo tempo famosi in tutta Italia e all’Estero.
Di molti di tali studi è rimasta memoria negli archivi
e in pubblicazioni ; così come degli artisti che ideavano
modelli e decori. Certo è scomparsa la memoria di vere
e proprie artiste che umilmente applicavano la propria abilità
e le propie conoscenze ad un’arte d’arredo, sicché
– come tanti ebanisti, fabbri, vetrai, miniaturisti
e così via – il loro nome è scomparso
nel nulla: resta la memoria di qualcuni, come la studiosa
e figlia di artisti più volte citata, che può
ancora fissare sulla carta stampata nomi o nomi d’arte
come Fifetta, Alina, Antonia Vargiu, Maddalena Craveri, Wanda
Ferro, Margherita Garuffi, Anna ed Esterina Gatti, Fanni Giuntoli
…e ancora Elsa Pennelli, Antonietta Serra, Giuseppina
Bertola… e qualche altra che compare nell’articolo
sulla rivista monregalese.
Davvero ricco comunque il numero di aprile della rivista,
che spazia dalla ceramica d’arte, a fugure di artisti
come Eugenio Guglielminetti, cui è stata dedicata una
mostra e di cui esiste un voluminoso catalogo, Elio Garis
e l’arte sperimentale, il tema della noia dal Correggio
al Vecellio al Guttuso… e nella letteratura. L’ultima
parte è occupato dal

Magnin
Littéraire,
nuovo salotto offerto dalla bella rivista monregalese, coordinato
da Giorgio Barberi Squarotti.
Inserto
letterario del mese di Dicembre 2008
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