(30 maggio - 2, 5, 11
giugno 2005)
Vivere in
un Incubo (Strascicato di Colori)
Handicappato dalla nascita, 24 anni e mezzo, ma non mi
sono mai sentito tale... Fino ad oggi, perché oggi è successo, sì.
Una sensazione d’inferiorità totale rispetto a qualsiasi
cosa esistente in questo mondo, d’impotenza verso tutto ciò che succede in ogni
preciso istante.
Non poter far niente per sfuggire da quella gola profonda
che t’inghiottisce ogni giorno di più assaporando il tuo dolore intenso
maturato dall’evolversi della tua vita. Il brutto è che non è finita, no, non
sei morto, respiri ancora e questo significa che la maturazione del dolore
continuerà e porterà al marcio, perché le cose troppo mature poi marciscono, si
sa. Già, penso alle mie canzoni che se non le scrivo subito poi non le ricordo
più, perché marciscono maturando più del dovuto.
Istanti più pesanti di anni e anni vissuti con cappi al
collo barcollando su un pilastro crepato. Vivo da sempre con quel cappio al
collo che non posso togliere e nemmeno tagliare, ma soltanto allentare e poi
devo farlo con dolcezza, perché se lo forzo con brutalità torna a stringere più
forte di prima. Seduto su un pilastro crepato da cima a fondo che aumenta le
sue venature col passare del tempo, quando cresco io e germogliano i rami
dell’oppressione rivestiti dalle migliaia di foglie rigogliose... di tristezza.
Alla rottura del pilastro cadrò nel vuoto e il cappio farà
il suo lavoro strangolando la mia anima perduta nel nettare aspro dell’arte,
avvolta dall’incenso forte della creatività che mi rapì prendendomi per mano e
che mi schiaffeggia quando devo reagire al mondo malato in cui vivo, accompagnandomi
in eterno.
Mi chiedo spesso cosa sono, per quale ragione riesco ad
amare, perché provo un’ardente passione per la vita, perché nutro interesse per
obiettivi.
Sono un nuovo modello d’uomo, il prototipo dell’umano
futuro, ciò che questa razza deve essere per salvarsi. Dimostrazione concreta
che l’esteriorità è il nulla. Quindi il nulla esiste ed è un effetto
dell’alterazione umana. In quest’epoca l’essere umano venera il nulla.
Riesco ad amare, perché ignoro il nulla e ne sono immune.
Amo la vita, perché non l’ho mai vissuta e la immagino di
vivere come si fa immaginando la prossima vacanza.
Nutro interesse per gli obiettivi, perché devo pur fare
qualcosa mentre aspetto di morire.
Esiste un potente stucco che potrebbe fissare le crepe del
mio pilastro, ma non è riservato a me. Si chiama amore. Non si compra, ma si
trova spesso nelle confezioni regalo di bellezza.
Vivo in un incubo che a tratti mi fa sudare, a tratti
rabbrividire, a tratti gridare e in quest’incubo ci sono strascichi di colore
rappresentati dalla musica, dai lampi dell’artista, dalla follia e da chi mi
ama.
Per svegliarmi posso solo morire e allora avrà inizio il sogno,
infatti chissà perché gli incubi sanno sempre di realtà, mentre i sogni sanno
sempre e solo di sogno.
Ma tempo fa la creatività mi ha bussato alla porta e mi ha
dato due schiaffoni, poi mi ha detto che posso trasformare l’incubo in sogno,
che poi diverrà realtà. Mi ha detto “baciami e così facendo diverrai un artista
trasformando l’incubo in sogno, che poi diverrà realtà. Trionferai, il cappio
diverrà un elmetto e il pilastro si trasformerà in un suntuoso e potente
purosangue. Sarai un vincitore eterno. Sarà dura e soffrirai, ma ne sarai
fiero”. L’ho baciata.
Adesso ho voglia di correre verso il mio frutteto, che
racchiude i sogni per cui lotto da sempre, sì, succosi frutti nati dai miei
semi che semino da anni.
Un gigante frutteto costruito con l’amica creatività, che
mi permetterà di realizzarmi e di dare un senso a questa vita malata.
Solo realizzandomi potrò salvare la mia esistenza e ciò è
possibile con l’arte. Sì, perché lei riesce a dare il vero senso al mio
esistere perverso e solo l’arte, sì, solo lei, farà sì che la mia anima non sarà
strangolata facendola riecheggiare in eterno.
Né dolce né salato, né bello né brutto, né buono né
cattivo, semplicemente handicappato. Che cos’è un handicappato? Un essere umano
fuori dagli schemi, alienato dalle condizioni della propria vita, che può
sviluppare una genialità infinita e risultare il prodigio che oggi non esiste
più da nessuna parte. Come? Semplicemente sfogando con l’arte ciò che assorbe
vivendo e divenendo così un artista dell’anima. Eccomi.
Andrea Lunardi