parlando di

arte cultura giornalismo

 

 

parlando di

letteratura spettacolo tradizioni

 

 

 
 

traduci i tuoi testi

scegli la tua stella

     

 

nasce nel firmamento un nuovo portale

parlando.it

sito ufficiale dell'ASA onlus - Associazione Scrittori e Artisti - dedicato alla comunicazione in ogni sua forma. Inviateci racconti, sceneggiature, poesie, testi musicali e quant'altro voi vogliate all'indirizzo:

liuzziloris@fastwebnet.it

Parlando.it? Sarà una "piazza", una sala, un salotto in cui quelle voci ridotte al silenzio per motivi a volte molto meno nobili di quelli politici, semplicemente di mercato, potranno riaffiorare, farsi sentire attraverso interviste o chi sa, in un futuro, attraverso momenti di incontro, mostre, concerti, rappresentazioni... E chi vorrà ascoltare, vedere, udire qualcosa di non così noto potrà farlo...CONTINUA

Entra nel salotto di...parlando

Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 

 

 

 

Andrea LAJOLO, DONATELLA LESSIO
Le intronate,
Milano Joker,
maggio 2008, pp. 68.

Gli autori, specializzati entrambi nell'ambito dello spettacolo, l'uno partendo dalla prospettiva letteraria, il teatro alfieriano, e dalla musica medioevale, l'altra laureandosi al DAMS sul doppiaggio filmico in particolare di Marylin Monroe, compongono queste parlate per giullara sola, come specifica il sottotitolo. Si tratta di due pièces, perfettamente parallele, suddivise in quattro scene ciascuna con gli stessi titoli ( Lei, L'archipenzolo, Il tiglio della birra, L'acquaiòla), ma con situazioni diverse o, meglio, dagli esiti differenti.
Forse la chiave è nel monologo d'apertura, Lei, ambientato nel primo caso in un atrio poco iluminato, un arco sul fondo, la protagonista – e unico personaggio – in camicia bianca, senz'altro fronzolo; che ha il corrispettivo nel secondo, in un ambiente completamente spoglio: unici particolari bianchi i pantaloni della protagonista, la maschera, la lanterna. Il primo pezzo è all'insegna della negazione: Io non sono è la frase ripetuta cinque volte, e poi … io non faccio, io non dico, io non posso, io non voglio, io non devo... e così via. Io sono e mi chiamo Lei: è già una contraddizione il suo esserci non in prima persona eppur parlare in prima persona.. Quindi si tratta di monologhi, nei quali la protagonista dichiara di voler dire ciò che è Essa stessa: l'elemento che completa il tutto, la pianura che alle falde del colle completa il paesaggio, e quindi non è specchio, ma complemento. Altro elemento: la tentazione di essere altro da quello che si è. Per fare il pastore bisogna andare a imprararlo in città. Ma la città è luogo della Storia nel suo farsi e la storia si fa anche attraverso invasioni e distruzioni. Una caratteristica del libro – o almeno di alcune sue pagine – è che, come nelle favole, si intrecciano elementi che poco hanno a che fare gli uni con gli altri: a Sabbioneta – una delle sedi degli splendidi Gonzaga penserà il dotto- ci sono i Vichinghi, niente di meno! E' un ciuco che impennandosi atterra il Cavaliere del Lavoro; compaiono i figli del prete. Insomma la pastora trova tutto un mondo al rovescio. Sino a che trova la normalità facendo la domestica presso una famiglia normale. Seguono altre situazioni nelle quali la giullara, donna della terra delle vichinghe, è armata di un coltello dacucina; è domestica in una famiglia borghese, decorosa, molto controllata, nella quale di nascosto la signora vuota a garganella il tubetto della Rubra. La vita è proprio una commedia, nella quale c'è una scena nella quale ogni attore svolge il suo ruolo, e c'è un retroscena, nel quale ognuno fa quello che mai farebbe di fronte agli altri...
La seconda parte, come si è detto, drammatizzazione della prima, inizia con le stesse parole di questa: Se voi foste il gregge, io non sarei il pastore cioè si ripropone il distacco fra il narratore e il pubblico e poi troviamo elementi del pantheon nordico, e ci sono riferimenti all'epica nordica, e ci sono esperimenti di antichizzazione della lingua: e c'è una derubricazione sia delle imprese che da belliche diventano bassamente erotiche squallidamente svolte in una cucina. Ne l'acquaiola c'è un efficacissimo interno di famiglia borghese. Ma c'è una significativa divaricazione fra il testo di Laiolo e quello della Lessio: abbiamo accennato al primo testo, alla scena della signora che si scola di nascosto la bottiglietta della Rubra; poi si veste per uscire in società. Nel testo della Lessio, dopo la scena della rubra, quella del vomito.
Ma c'è chi smaschera le ipocrisie: l'artista, impersonato dalla giullara ,che afferma: “Non sento, non vedo...ma parlo”.

Francesco De Caria