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nasce nel firmamento
un nuovo portale
parlando.it
sito
ufficiale dell'ASA onlus - Associazione Scrittori e Artisti
- dedicato alla comunicazione in ogni sua forma. Inviateci
racconti, sceneggiature, poesie, testi musicali e quant'altro
voi vogliate all'indirizzo:
liuzziloris@fastwebnet.it
Parlando.it?
Sarà una "piazza", una sala, un salotto in
cui quelle voci ridotte al silenzio per motivi a volte molto
meno nobili di quelli politici, semplicemente di mercato,
potranno riaffiorare, farsi sentire attraverso interviste
o chi sa, in un futuro, attraverso momenti di incontro, mostre,
concerti, rappresentazioni... E chi vorrà ascoltare,
vedere, udire qualcosa di non così noto potrà
farlo...continua
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Teatro
Laboratorio
teatrale ASA onlus
Anno
2006 - 2007
L'ASA
onlus, Associazione Scrittori e Artisti di Torino, organizza
un corso di formazione teatrale aperto a tutti. Le iscrizioni
sono ancora possibili (anche se il corso è già
iniziato) ogni giovedì dalle ore 21 alle 23 in Via
Bellardi, 116, a Torino. L'attività formativa del
corso ha lo scopo di sviluppare nei giovani amanti del teatro
una solida base tecnica che consenta loro di intraprendere
con sicurezza l'attività teatrale. Questo
è possibile grazie all'esperienza degli educatori
che collaborano al progetto. Durante l'anno 2006/2007 il
corso è diretto dall'attrice professionista e regista
Cristina Rigotti. Il
laboratorio ha durata annuale ed è finalizzato alla
rappresentazione di un saggio finale basato sulla sceneggiatura
inedita "Quarant'anni
dopo".
E' prevista una frequenza di due ore settimanali in ore
serali e l'iscrizione al laboratorio ha un costo di 20 euro
mensili.
Per
ulteriori informazioni
contattare il 338-6301744 o scrivere a liuzziloris@fastwebnet.it.
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"Quarant'anni
dopo"
Vai
alla GALLERIA
Presentazione
dello spettacolo a cura di Loris Liuzzi
"Quarant'anni
dopo" è un pensiero, una riflessione, un ragionamento.
Un flash che, inevitabilmente e quasi senza volerlo, riconduce
agli anni della contestazione giovanile (per tutto il periodo
che intercorre a partire dalla fine degli anni '60 a quella
degli anni '70). Ma in "Quarant'anni
dopo" si immagina una storia nel presente, una
rivoluzione moderna che prende spunto
dai movimenti rivoluzionari del passato.
Riuscire a "fotografare e spostare" in chiave
moderna un tentativo di rivoluzione giovanile non è
impresa facile. Innanzitutto, c'è chi non vede i
presupposti perché una rivoluzione possa avvenire
nella realtà odierna, dove i giovani sono placati
dal benessere diffuso, dove il rapporto con la famiglia
pare essere più sereno e disteso, dove tutti, pare,
possano accedere alle università; nell'era dell'immagine
e dei discorsi poco impegnati, nell'era della politica che
tutti ritengono irrimediabilmente "sporca", nell'era
di chi, rassegnato, si consola: "Tanto sarà
sempre così
".
C'è chi, invece, non accetta lo stato attuale delle
cose. Tanto per citare degli esempi, che non necessariamente
vengono proposti in "Quarant'anni
dopo", c'è chi si oppone alla logica della guerra;
c'è chi dice "No" alla droga che i potenti
lasciano distribuire volutamente nelle città come
nei piccoli paesi; c'è chi combatte il culto dell'immagine,
vera e propria religione tra i giovani d'oggi, particolarmente
devoti alla TV, alla telefonia mobile, agli abiti firmati
e al taglio dei capelli; c'è chi si oppone alla censura
prepotente e antidemocratica, diffusissima al giorno d'oggi;
c'è chi non accetta il clima autoritario e professionale,
in stile anglosassone, imposto in molti ambienti di lavoro,
dove l'individuo non è identificato con nome e cognome,
ma solo con un numero di matricola: egli non può
manifestare il suo lato umano e creativo perché all'azienda
interessa poco, anzi rappresenta un ostacolo rispetto alla
produttività.
Questa è una lista di aspetti della società
attuale che alcuni percepiscono, mentre altri ignorano nella
maniera più assoluta. Alcuni
non hanno mai vissuto delle esperienze riconducibili agli
esempi proposti: per esempio, in molti non hanno
mai subito una censura per il semplice fatto che non abbiano
mai provato a comunicare e a diffondere una tesi poco in
linea con l'opinione "che conta".
Oppure, in molti seguono la moda senza
sentirsi "minacciati" nella loro individualità.
In molti pensano che i potenti, potessero, eliminerebbero
le droghe dalla faccia della terra. E una grande massa di
persone pensa che le guerre siano davvero rivolte a stabilire
la democrazia nel mondo.
In modo molto generale, si possono
quindi distinguere tre grandi gruppi: il primo composto
dai "contestatori", dai "disobbedienti",
da chi si sente violato, minacciato, a disagio, da chi manifesta,
da chi lotta, da chi alza la voce, da chi, esausto, distrugge;
il secondo gruppo è composto
dai moderati, dalla gente per bene, ben amalgamata
in società, che non protesta, che cerca invece di
inserirsi anziché andare allo scontro e distaccarsi,
da chi sorride ed è ben pettinato, sempre alla moda,
da chi è considerato obiettivo e benpensante, da
chi è in discrete, buone o ottime condizioni economiche,
da chi non si fa troppe domande, da chi crede che la manifestazione
in piazza sia un reato, da chi crede che essere comunisti
sia una vergogna, da chi non crede ai complotti, da chi
ha fiducia nei media, da chi non si lamenta perché
vorrebbe dire essere falliti, da chi ha sempre ripetuto,
senza modificare una virgola, quello che è stato
loro insegnato dalle istituzioni, da chi non si è
mai contrapposto alla massa; esiste, infine,
una terza categoria, quella dei potenti, i "burattinai"
che manovrano le masse, composta da chi, semplicemente,
decide per gli altri, gestendo tutto ciò che c'è
da gestire.
La cosa sorprendente è che, in tempi attuali, sempre
più spesso, i contestatori si scontrano con il ceto
"benpensante", sempre alleato e portavoce dei
"potenti". Paradossalmente, i burattini si scontrano
fra loro, mentre i burattinai, stanno a guardare e dirigono
il gioco.
In Quarant'anni dopo, oltre a dare
un'idea di quello che è il disagio dei "contestatori"
e proporre quali siano le ragioni che spingono loro alla
rivoluzione, ci si interroga sulla soluzione migliore per
poter cambiare le cose. E, in questo modo, si torna a ritroso
nel passato, facendo riferimento a quanto successo alla
fine del '70 e, possibilmente, cercando di riunire tutti
in una riflessione comune, nella speranza che questo rappresenti
un primo passo che avvicini le parti contrapposte ad una
comprensione reciproca.
Il tutto risulta essere rappresentato in chiave moderna
ed è questo che rende "Quarant'anni dopo"
particolarmente vicino ai giovani: il linguaggio risulta
essere accattivante, chiaro, appositamente esagerato, perché
le emozioni possano giungere, senza interruzioni, al cuore
degli spettatori.
L'intento di chi lavora a questo progetto,
con dedizione e impegno, è quello di unire il pubblico
fresco, giovane e inesperto al pubblico degli adulti, di
chi ha vissuto i moti di contestazione giovanile e voglia
continuare a riflettere su di essi.
Entrando più nel merito delle caratteristiche di
"Quarant'anni dopo", è uno spettacolo altamente
comunicativo caratterizzato da un dialogo diretto ("botta
e risposta"), da colpi di scena emozionanti, da momenti
di estrema tragicità e tensione, da poesia e dolcezza.
Sia la regia che gli attori sono consapevoli
del fatto che si propone, per il pubblico, una parte delle
tante tematiche che interessano da vicino l'argomento "rivoluzione":
il tutto è prodotto in miniatura, nel piccolo, con
una storia semplice, ma allo stesso tempo toccante e drammatica
che gioca principalmente sui sentimenti di ognuno.
Soggetto
e sceneggiatura: Loris
LIUZZI
Documentazione
e consulenza: Luigi
LIUZZI
Spettacolo
del Laboratorio Teatrale ASA onlus
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