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Parlando
di
Arte dell'incisione
di
Francesco De Caria
Scommettiamo
quel che si vuole che, se si chiedesse a un significativo
campione di pubblico, anche di cultura discreta - persino,
in qualche caso, elevata - che cosa sia l'incisione, pochi
sarebbero in grado di rispondere con esattezza. Eppure,
non conoscendo la tecnica di un prodotto artistico e le
sue fasi di produzione, non si apprezza gran parte del prodotto
stesso. E' il risultato di un allargamento apparente della
cultura, che ha condotto ad una superficialità che
si accontenta del sentito dire.
E' allarmante questo fenomeno, quando accade che anche gli
addetti ai lavori si trovino disarmati di fronte a prodotti
di tecnologie antiche, tramandate nei secoli sino ad oggi
e poi disperse per vari fattori, economici, culturali, di
gusto... E' allarmante soprattutto quando si tratti di interventi
di restauro. Ma il discorso sarebbe lungo e molto più
articolato e lo si riprenderà all'occasione.
Anche i riflessi sul mercato sono di notevole portata: confusioni
con volgari stampe sono all'ordine del giorno. Ed è
qui che la conoscenza tecnica fornisce solidi parametri
di scelta.
Vari sono i tipi di tecnica incisoria: vi è ad esempio
quella con matrici di legno (silografia), per cui si incide
con apposite sgorbie una tavola di legno duro, lasciando
in rilievo le parti che si intende restino impresse sul
foglio, si inchiostra la tavola incisa con inchiostro "grasso",
si asportano gli eccessi e si preme con un torchio - ma
non sempre - la tavola su un foglio di carta spessa, precedentemente
inumidita ... Fu una tecnica anche "popolare":
le carte da gioco e "i santini" di un tempo si
ottenevano in questo modo.
Gutenberg nel XVI secolo si basò su questa tecnica:
la sua vera invenzione furono i "caratteri mobili"
per cui ogni lettera era praticamente una silografia e si
potevano comporre all'infinito infinite parole. Con questa
tecnica a metà del Cinquecento si stampò anche
la Bibbia; sia i Riformati, sia i Cattolici fecero largamente
uso dell'arte incisoria nei secoli successivi per immagini
e immaginette, tavole descrittive, fogli di canto e di preghiera,
brani di Scritture ... Tuttavia notevoli sono stati certi
esiti anche in artisti del XX secolo, sui quali ci proponiamo
di soffermarci in qualche prossimo intervento. La "durezza"stessa
del segno ottenuto per lo più con la silografia ha
un grande portato di significati, sicché, ad esempio,
fu largamente impiegata in area espressionistica.
Più raffinata ed esigente è la tecnica dell'incisione
su lastra di rame, più complicata per i materiali
impiegati e per il fatto che a lasciare il segno sul foglio
sono praticamente le parti scavate, al contrario di quanto
avviene per la silografia. Inoltre nella stampa da lastra
si ricorre solitamente a tecniche miste: al bulino che traccia
un solco che tratterà l'inchiostro che poi lascerà
il segno sul foglio, all'acido che corroderà certe
zone della lastra più o meno profondamente, zone
nelle quali resterà imprigionato l'inchiostro grasso
che si trasmetterà al foglio. E' per questo uso di
acidi sapientemente dosati e adoperati, è per le
esalazioni che essi emanano quando corrodono il rame, è
per il fatto che in pratica l'artista opera "al negativo"
perché scava quanto deve lasciare il segno sulla
carta e lascia in rilievo quanto resterà bianco,
che l'incisione con lastra di metallo è stata paragonata
ad un'operazione alchemica.
Le "lastre" furono impiegate dal Seicento fino
all'Ottocento avanzato anche per illustrare volumi a stampa,
perché consentono agevolmente "i multipli".
Ora, venuta meno questa funzione pratica, è rimasta
la loro dimensione artistica, di arte pura, non applicata.
E' una scelta dettata dalla sensibilità dell'artista,
che risponde anche ad esigenze del pubblico, di carattere
soprattutto estetico - l'incisione è un'opera d'arte
e la tecnica incisoria è scelta per le sue possibilità
espressive - essendo decaduta la funzione pratica cui abbiamo
accennato. L'incisione - a differenza del disegno o della
pittura - è un multiplo numerato per cui il suo prezzo
è accessibile praticamente a tutti; è doveroso
da parte dell'artista rendere inservibile la lastra dopo
aver stampato il numero di copie riportato a matita in basso
a destra; questa operazione si esegue biffando la lastra,
cioè sfregiandola con un colpo di bulino.
Per l'incisione, la parte fondamentale, il momento della
creazione, resta sempre, come per tutte le forme d'arte
figurativa, il disegno: occorre una solida preparazione
d'Accademia o conseguita in anni di studio presso un artista.
Altrimenti è improvvisazione, che peraltro la complessità
della tecnica non consente. L'arte incisoria richiede anche
locali adatti all'uso di acidi e inchiostri, richiede anche
l'impiego di un torchio che può essere di piccole
dimensioni, ma può essere e solitamente è
imponente e ingombrante, oltre che costoso. Infine, come
tutte le forme di cultura, anche l'incisione trae vantaggio
da momenti d'incontro fra artisti, di scambio di idee, di
approfondimento di tematiche. Incontri che possono avvenire
in locali adatti.
È per questo che in alcuni casi gli artisti hanno
realizzato studi comuni, provvisti del necessario per l'esecuzione
delle opere e di sale nelle quali organizzare conferenze
- incontro con studiosi, specialisti, critici, esponenti
delle altre forme d'arte.
Molti sono i grandi nomi di torinesi in piena attività
che illustrano l'arte incisoria anche a livello internazionale:
a citare alcuni nomi, del resto noti a tutti, si rischia
di tralasciare un buon numero di artisti di grande profilo
e non meno illustri.
Contiamo prossimamente di soffermarci su realtà notevoli,
tuttavia per varie ragioni - anche per scelte personali
- meno conosciute, nell'intento di schiudere qualche nuovo
"uscio" negli orizzonti del pubblico.
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