parlando
di
arte
cultura giornalismo

|
|
|
|
|
|
parlando
di
letteratura
spettacolo tradizioni

|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| traduci
i tuoi testi

|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
| L'ASA
onlus SI PRESENTA...
(clicca
qui per leggere lo Statuto dell'ASA onlus)

nasce nel firmamento
un nuovo portale
parlando.it
sito
ufficiale dell'ASA onlus - Associazione Scrittori e Artisti
- dedicato alla comunicazione in ogni sua forma. Inviateci
racconti, sceneggiature, poesie, testi musicali e quant'altro
voi vogliate all'indirizzo:
liuzziloris@fastwebnet.it
Parlando.it?
Sarà una "piazza", una sala, un salotto in
cui quelle voci ridotte al silenzio per motivi a volte molto
meno nobili di quelli politici, semplicemente di mercato,
potranno riaffiorare, farsi sentire attraverso interviste
o chi sa, in un futuro, attraverso momenti di incontro, mostre,
concerti, rappresentazioni... E chi vorrà ascoltare,
vedere, udire qualcosa di non così noto potrà
farlo...continua |
| |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
"Mediterraneus"
e "La gola tagliata dal sole"
Hafid Gafaïti
di Francesco De Caria
Iniziamo
dall’antico nome della collana: una collana di libri
di un centinaio di pagine, discreti nella forma, eleganti
nella carta crème opaca, non come chi voglia tracciare
segni insulsi su un supporto qualunque – c’è
chi fa graffiti su scalcinati muri, c’è chi
nebulizza colori che danno misteriose forme alle forme banali
di un vagone ferroviario, di un muro di cemento… Qui,
ci pare, il contrario: la preziosità stessa del supporto
fa parte del cosiddetto messaggio, in un cammino controcorrente.
Anche l’immagine ritagliata e incollata – non
riprodotta in migliaia o milioni di copie, ma incollata
una per una sulla prima di copertina – fa parte di
questa preziosa confezione: il poeta, come l’artista,
in fondo non fa multipli perché è contro la
natura stessa della sua arte. Discorso ai limiti dell’assurdo
proprio nei nostri giorni eppure proprio dell’Arte
e – se si vuole – dell’artigianato: neppure
una cuccuma di rame battuta sull’apposita forma dall’artigiano
marocchino o calderaio zingaro o stanziato che sia è
identica all’altra forgiata dalla stessa mano sulla
stessa controforma…
Ci siamo soffermati su questi caratteri formali, esterni,
perché ci paiono programmatici di una coscienza precisa
che distingue l’artista – e se si vuole l’artigiano
– dal produttore di multipli identici, senza individualità,
senza che neppur un graffio distingua uno dall’altro
…
E poi, in un a serie di anelli concentrici, ci avvicineremo
all’essenza. Ma altri passi, altre deviazioni bisogna
ancora operare. 
Ora
la serie: Mediterraneus, viaggio fra le terre, come quello
prototipico d’Ulisse. Un viaggio in mezzo alle sponde
che hanno veduto la storia dell’Umanità –
almeno di quella parte che ne conosciamo meglio - dalle
maggiori figure letterarie, specchio dell’Uomo alla
ricerca di sé, dal prototipico Ulisse ai mercanti
Genovesi, Veneziani, Napoletani verso quei porti mediorientali
donde vennero nei loro fondachi i Levantini. Una storia
che non cambia, che si dibatte alla lettera fra quattro
sponde, una storia che assieme a fiumi di denaro e d’oro
ha versato fiumi di sangue, in nome di quel Dio o Allah,
che pure di per sé avrebbero predicato la pace. E
c’è qualcosa di più angosciante: perché
in quelle quattro sponde c’è l’angosciante
idea del dibattersi in uno stagno. Come le rane della favola
d’Esopo. Eppure fra quelle quattro sponde l’Uomo
ha conosciuto teofanie, si è illuso di seguire gli
itinerari della Provvidenza, cercando se stesso. Le voci
che si sono levate nei secoli fra quelle quattro sponde,
hanno parlato di guerra, ma anche d’amore struggente,
irraggiungibile; o – quando attinto – ingannevole
perché dee e maghe dei poemi hanno sempre distratto
l’Eroe condannato ad una incolmabile solitudine. Nelle
acque e fra le quattro sponde del Mediterraneo – si
dice nel foglio di presentazione – quante cose comuni
troveremmo grazie ai poeti … che scrivono nella Palestina
o dalle ricche città della parte europea …ad
iniziare dal Toro Zeus che rapisce Europa di cui si è
invaghito. Ma forse è proprio l’angustia di
questo stagno che ci fa tanto feroci ad aver generato e
a generare tanti odi e tante guerre. La ricerca che è
la vocazione dell’autore Hafid Gafaïti, che tuttavia
guarda la Storia dalla parte del letterato: professore di
letteratura americana, inglese…tra gli studiosi più
noti e autorevoli nel campo della letteratura francese …
è il perché quel mare – uno stagno nei
confronti agli oceani che circondano le Terre emerse –
ha saputo generare l’Uomo e la Civiltà Occidentale
e mediorientale quali sono. La storia della poesia lirica
mediterranea è storia d’amore: le bionde dame
cui i trovieri dedicavano le proprie chansons e le donne
brune cui i poeti levantini dedicavano i loro ghazal. Eppure
all’alba / il sogno è morto /…/gli antenati
lontani /… / hanno sparato al popolo /… / All’alba
/ il sogno è morto (…). Eppure gli Emiri hanno
sognato la pace, ma oggi sento l’Emiro voltarsi dall’insulto
/ barracano al vento / … / zampillante di nuovo nella
collera del suo galoppo (…) . La tentata rivoluzione,
la guerra santa sta forse manifestandosi un’illusione
– e chissà che in ciò non stia il miracolo
- sicché ci si rende conto che cosa resta di noi
/ morti alla meglio in esilio / polvere di strada di treni
/ di navi di aerei o dei nostri passi / mendicando qualche
briciola d’amore / in lista d’attesa per un
asilo politico o dei visti (…)/ Che resta di noi /
morti alla meglio in esilio / traditori traditi / sempre
disprezzati / sulla zattera di Medusa Algeria / nessun perdono
è dovuto / nessun sogno è ammirato. Eroismo,
illusione, delusione. Ecco cosa scrive Hafid Gafaiti in
giugno 2001: eccoci / di nuovo vecchi
/ non ricchi / placidi / sdendati e contenti / non in una
foresta verde / al bordo delle onde blu / non su un’isola
deserta / ma per strada / dove la folla / dimostra e saccheggia
(…) come nei tempi
antichi /(…) /i proiettili sibilano / le pietre raccolgono
i corpi / che nemmeno le madri riconosceranno più
(…) nel fumo non resta / che i frantumi del nostro
destino / e quest’ombra diafana che uccide la poesia.
L’amaro messaggio di questo libricino – nel
senso prezioso che Catullo volle dare al suo libellus -
è che le ultime parole son queste: il fuoco sempre
/ sangue e poesia /cavallo al galoppo / attraverso città
e foreste (…) nel cuore dell’uovo / circondato
dai serpenti / la sporca perla / del futuro.
Non c’è dunque speranza? Secondo noi è
la persistenza della parola che si esprime nelle decine
di volumi e di articoli che ha pubblicato e nel suo impegno
di direttore della collana di Studi transazionali francofoni
e comparati, che sottende una riposta fiducia nel potere
della parola sul fragore delle armi e sulle gridate parole
d’odio che dividono e dilaniano l’Umanità
raccolta sulle quattro sponde del piccolo Mediterraneo.
Francesco De Caria, Torino 21 aprile
2007.
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|