“Spazi
e voli” al San Giuseppe di Torino.
Il tema del volo declinato nelle varie accezioni e utilizzazione
intelligente di preziose risorse: una mostra notevole, indagine
sulla cultura torinese odierna, negli affascinanti locali
dell'istituto Torinese.
di
Francesco De Caria
Fotografia
di Piero Franchetti nel suo Museo
Se
si ha la ventura di praticare il mondo della cultura e in
particolare dell’arte figurativa nel suo farsi, affiora
a fianco a problemi profondi di carattere estetico, filosofico,
a questioni di Weltanschauung collettiva catalizzata dall'opera
d'arte, la presenza determinante di problemi di forte concretezza,
che ai non addetti possono apparire in contrasto con il concetto
idealizzato dell’Arte come dimensione ultraesistenziale:
anche l’artista nello svolgimento della propria attività
deve fare i conti con aspetti pratici che sovente ostacolano,
ritardano, annullano in qualche caso la possibilità
di dialogo col pubblico. Fra queste la drammatica scarsità
di spazi espositivi di alto livello che rendano possibile
tale dialogo. Esistono fortunatamente realtà
“illuminate”, fra cui è da annoverare l'iniziativa
promossa dall'Istituto “San Giuseppe”, gestito
dai Lassalliani, che ha messo a disposizione parte degli splendidi
locali del grande complesso per una mostra d'arte di notevole
livello, auspicabilmente primo passo per una nuova feconda
attività che peraltro pienamente rientra nel programma
educativo dei Fratelli delle Scuole Cristiane che reggono
l'Istituto, nella coscienza che formazione e istruzione vanno
ben oltre l'età scolastica.
L'Istituto custodisce un museo unico, quello
degli uccelli esotici, fra i quali prevalgono i
colibrì ,
messo assieme da Piero Franchetti,
studioso di notevole levatura nel campo scientifico: l'occasione
di un recente riordino di tale patrimonio ha suggerito il
progetto di una mostra di arte figurativa che avesse per argomento
il “volo”, un tema
di buon auspicio e tale da stimolare la fantasia degli artisti.L'argomento
è svolto, nelle opere in mostra – che occupano
due ampi saloni - su vari registri: su un
aspetto maggiormente naturalistico, che insiste su immagini
di uccelli e farfalle, sull'antica determinazione dell'Uomo
di sollevarsi da terra, da Icaro a Leonardo agli aerei delle
nostre squadriglie; su un aspetto dalle implicazioni
etiche qual è l'eterna tentazione
dell'uomo di “andare più in là”
fra superbia - simboleggiata nella Bibbia dalla vicenda della
Torre di Babele e nella mitologia classica soprattutto dal
mito di Icaro cui si ispirano le opere di Francesco
Casorati
, Vincenzo Gatti, di Elena
Monaco, di Lia
Laterza
- e sfida; un terzo registro, quello dell'arte
applicata o decorativa, per cui uccelli e penne diventano
motivo esornativo, ad esempio nelle stoffe decorate a stampo,
con stampi di legno appositamente incisi, di Walter
Falciatore. O come è per le opere di Donatella
Merlo e di Luisa Porporato.
Alcune
delle opere esposte possono dare al visitatore l'impressione
di una aderenza al modello naturale, come l'Airone di Rosanna
Campra, che tuttavia si trasforma in spunto per una
ricerca formale preziosa: nel disegno di Eugenio
Gabanino dalla forma del fiore nasce spontaneamente
la forma del colibrì in volo che ne sugge il nettare,
inquietanti gli spunti iperrealistici di Faravelli,
Oliva, Pieri,
metafisici i “silenzi” che circondano le immagini
assorte di Eandi, di De
Maistre
e di Edel o come spunto per nuovi
arditi equilibri, che sfidano le leggi fisiche, in una dimensione
favolistica di riflessi e trasparenze nelle grandi istallazioni
di metallo e vetro di
Monica
Dessì.
Richiami romantici evocano i vasti cieli di Luciana
Caravella.
“Volo”
può essere anche la forza d'emersione dalla terra,
dopo millenni di silenzio e di tenebra, dei fossili che compaiono
nell'opera di Giacomo Soffiantino
e della misteriosa Winias di Mario
Gomboli.
E' anche astrazione mentale quale è evocata dagli spazi
di
Isidoro
Cottino
o suggerita dal fazzoletto d'erba di Elisabetta
Viarengo Miniotti.
Si
tratta dunque di una iniziativa che ha molti aspetti positivi;
fra l'altro ha il pregio di consentire l'ingresso nello splendido
complesso del san Giuseppe che probabilmente non molti hanno
visitato e conoscono. Raccoglie le opere di una trentina fra
i più noti artisti torinesi e piemontesi contemporanei,
offrendo occasione di una significativa panoramica; è
un momento di riflessione etica sul “dovere”
dell'uomo di “volare”, di andare “più
in là”, di oltrepassare la realtà hic
et nunc, guardando al di là della percezione fisica;
ma è anche spunto per la più volte richiamata
necessità di rispettare i limiti etici di tale “volo”
(di folle volo parla anche l'Ulisse dantesco, cui peraltro
non fanno riferimento le opere in mostra). Un efficace ammonimento
anche per la scienza attuale, in tempi di dibattiti talora
aspri su temi etici.
Il “volo” è
insieme tentazione e spunto di riscatto: il
gabbiano di Carla Parsani Motti vola controcorrente.
Forse non per nulla Baudelaire che visse “controcorrente”
tanto da essere indicato quale poeta “maledetto”
ha scelto una varietà di gabbiani, l'albatro, per dar
figura a chi cerca di “volar alto”
controcorrente, condannandosi anche agli sbeffeggiamenti di
chi resta a terra o resta a bordo, sul sicuiro ponte della
nave. L'intellettuale “vola alto”
condannandosi consapevomente all'incomprensione degli altri
che restano saldamente a terra.
La mostra – corredata da un quaderno con testi di fratel
Alfredo Centra, direttore dell'Istituto che molto si
è adoperato per la realizzazione dell'evento, Francesco
De Caria, Donatella Taverna,
che hanno curato l'allestimento - è aperta tutti i
giorni feriali sino al 16 ottobre in via
San Francesco da Paola 23 dal lunedi al venerdi dalle 10 alle
12 e dalle 15 alle 18: il sabato dalle 10 alle 12.
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