Le
suggestioni d’Oriente e del Settecento piemontese
fra i tessuti stampati di Arshile
(Walter
Falciatore - Susanna Fisanotti)
di Francesco De Caria
Le
arti applicate soprattutto, ma anche la cosiddetta Arte pura,
periodicamente si sono lasciate influenzare, sin dal Seicento
almeno, da motivi e tecniche esotici. Da anni ci soffermiamo
in varie sedi sulle interazioni fra arti applicate orientali
e arte occidentale: sin dalle corti medioevali provenzali
troviamo tracce sempre crescenti dell’influenza mediorienatale,
figurazioni di uccelli da rovo, da albero, di uccelli che
sorvolano gli oceani, fagiani e animali frutto della fantasia
sviluppata degli esploratori e dei mercanti. I principi europei
sovente trattenevano nei loro giardini, nella villa o nel
palazzo queste meraviglie che dimostravano agli ospiti almeno
due cose: la potenza economica della famiglia – aristocrazia
mercantile di solito, con fondachi in città del vicino
e del lontano Oriente – e l’affermarsi dei gusti
esotici, preziosi e costosi, che si manifestava in queste
immagini riprodotti su arazzi e tende.
Dal Medio e lontano Oriente provenivano anche i motivi di
girali, di fiori, di uccelli meravigliosi che si potevano
ammirare sulle tovaglie, sulle tende, da finestra e da parete,
nonché da copricuscino e da stoffa da mobili, poltrone,
poggiapiedi, ante di armadi, paraventi.
Il Piemonte ne ha insigni esempi, sia a ricamo, sia a stoffa
stampata: i maggiori castelli e ville dei signori piemontesi,
i Savoia, i Monferrato, i Saluzzo, i Masino hanno significativi
esemplari di stoffe ricamate a ramages , a girali, con fiori
–garofani, camelie – frutti in particolare il
beneaugurante melograno, che del resto compare sin da età
antiche e anticomedioevali, uccelli interessanti per i loro
piumaggi sontuosi o dai colori sgargianti… Ramages riempiono
gli spazi con la loro rigogliosa e sontuosa presenza e divengono
sempre più ricchi, mano a mano che ci si addentra nell’epoca
rinascimentale, nella quale vengono stilati libri di modelli
tratti dall’antichità ed ulteriormente elaborati
in base alle esperienze di esplorazione e di viaggio. Le corti
dal Rinascimento in poi tendono sempre più a imitare
la sontuosità delle regge augusteee, sui cui motivi
erano compilati i manuali delle accademie d’arte o dei
laboratori-scuola, come quello del Vittozzi. I girali, i fiori,
i frutti, gli uccelli che si vedono riprodotti su tessuti,
legni, cuoi, sugli argenti a sbalzo, sono gli stessi che i
decoratori dipingevano sulle pareti, che i tisserands intessevano
coi loro grandi telai mossi dalle ruote immerse nei canali,
che gli orafi riproducevano incisi o a sbalzo su gioielli,
calici e caraffe, bacili.
Non manca la figura umana, in prevalenza signori seduti su
sedie curuli, eleganti cacciatori che paiono muoversi con
passi di danza, dame dalle vesti sovrabbondanti nei ricami
e nello spessore dei tessuti . I riferimenti sono alle storie
medioevali, ai disegni dei bestiari, ai trattati di vita di
corte e di caccia. Ma rielaborati in sé, sino a diventare
motivi decorativi, avulsi dalle storie cui si ispirano.
 
Nella nostra epoca qualunque osservatore ha vissuto un susseguirsi
rapido di eventi, di modi di fare e concepire l’arte,
nei quali predominano due posizioni, l’eclettismo e
l’uso di “spezzoni” di decorazioni avulsi
dal proprio impianto originario, dai suoi significati sovente
legati ad antiche pratiche di una religiosità pagana.
In una temperie come questa ha senso profondo l’operazione
sulla quale Arshile lavora ormai da anni: nella fase attuale
è il Rinascimento a far capolino in particolari, accenni,
ammiccamenti, in altre occasioni sono stati i riferimenti
alle vie della seta dal Mediterraneo all’India a dominare
nei motivi a stampo incisi su tasselli di legno da Walter
Falciatore e poi stampati su teli di tessuti vari –
tutti naturali e tutti in riferimento al Medioevo e al Rinascimento,
o all’Estremo Oriente – dalla Fisanotti.
Il
laboratorio dell’artista di cui parliamo e di Walter
Falciatore ha molteplici significati in sé, oltre a
riproporre – vi si tengono anche corsi – antiche
tecniche; è un andar controcorrente in un’epoca
di omogeneizzazione, dal momento che ogni oggetto artigianale
è un unicum; è le riproposta delle abilità
manuali e della pratica artigianale per la quale si effettuano
più fasi coordinate, dal progetto al prodotto finito,
in un’epoca di parcellizzazione delle lavorazioni; è
la riproposta della bottega-laboratorio, laddove sempre più
la bottega è intesa come fase finale di gestione della
vendita del prodotto. Oltre ad altri particolari, quali il
rattenere anche traccia esile della vena del legno dello stampo,
la traccia –che non è un difetto- della giustapposizione
dei segmenti stampati.
Insomma la presenza in una metropoli che per molti aspetti
– ma è lettura affatto superficiale, preconfezionata
– è considerata una delle capitali dell’industria
di realtà artigianali che si ispirano all’antichità
medioevale o esotica, a motivi che l’Ellenismo e le
Crociate hanno importato, contribuisce a completare il quadro,
a dimostrare che se l’Industria e la Finanza predominano,
sono ancora vitali antiche pratiche artigianali, che presuppongono
anche particolari rapporti fra committenza ed artigiano. Com’era
nel Rinascimento e nel Medioevo, come era nell’Antichità;
ma come era anche sino alla prima metà del XX secolo.
Il pubblico può liberamente
far visita allo studio di via Monte di Pietà 16, magari
avendo telefonato al 3403411500 o consultato il sito www.atelierarshile.com.
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