Il
mistero delle sorelle Falchero, romanzo di Marco Parenti,
ovvero i “loisirs” di un architetto.
di
Francesco De Caria
Non
rari sono i casi di professionisti che si ritagliano un cantuccio
da dedicare ai propri interessi, ai loisirs più vari,
dalla ricerca storica alla produzione poetica e artistica,
al collezionismo di alto profilo… Ci siamo più
volte soffermati su Marco Parenti, torinese,
architetto professionista e insegnante alla facoltà
di Architettura, appassionato di ricerca storica tra le filze,
i brogliacci, i mazzi dei documenti d’archivio, nonché
cultore di produzione casearia, nella prospettiva storica
del recupero documentale e testimoniale di antiche realtà…
E scherza sottilmente, alludendo a titoli di seriosi trattati
rinascimentali, quando, ad esempio, titola uno scritto De
arte resecandi casei, dell’arte di tagliare il formaggio,
corredata da schemi e disegni tecnici. Ci scherza, ma intanto
fa ricerca storica, amabilmente espressa in uno stile leggibilissimo
e in disegni dall’aspetto di progetti architettonici.
Insomma nessuna fatica letteraria di Marco
Parenti è puro divertissement fine a se stesso:
racchiude curiosità e inquietudini.
L'ultima opera dell’architetto
torinese, Il mistero delle sorelle Falchero,
esordisce con due citazioni che insistono sulla consistenza
delle cose data non da fatti oggettivi, ma da un accordo comune:
Oscar Wilde afferma che non si può in alcun modo esser
certi che un fatto sia effettivamente accaduto con determinate
modalità, piuttosto la sua esistenza è data
dalla concordanza di più testimonianze e dalla tacita
convenzione che “le cose stanno così”,
mentre la citazione da Steven Smith è una riconsiderazione
della storia come insieme di leggende, supposizioni, qualche
verità.
Nell’anno della – per verità contrastata
– celebrazione dell’unità nazionale, si
parla di Domenica e le figlie
che vissero il Risorgimento
accettandolo silenziosamente, senza entusiasmo, neppure rinnegandolo.
Avevano altro cui pensare, segreti che non svelarono mai.
Si potrà mai conoscere la loro storia? Fore no, ma
un loro lontano parente … cerca di scoprirla. Forse.
Chissà.
Si è tanto insistito sul valore della microstoria,
côté intrigante della ricerca, in quanto mette
a nudo gli effetti spiccioli, particolari che i grandi avvenimenti
hanno sulla esistenza non dell’Uomo, ma degli individui
o delle singole comunità e viceversa come interessi
e necessità individuali molto concreti abbiano grande
parte negli accadimenti storici: è del resto questo
ambito di ricerca romantica e romantico veristica, nonché
di scuole storiche del XX secolo. Nel romanzo dell’architetto
Parenti già l’esordio ha un aspetto realistico
o quanto meno del realismo “di maniera” di certi
dipinti barocchi, da bamboccianti, o romantici: Nell’aia
c’era una gran cagnara. Bambini scalzi, sporchi, impertinenti
facevano la baia ad una vecchia piccola, magra, curva, che
cercava di scacciarli come tafani… galline, oche starnazzavano
spaventate, facendo abbiaiare furiosamente i cani… un
vero bordello… In fondo alla trabià un gruppetto
di donne… aspettavano la vecchia…
Un quadretto che vocaboli in parlata locale – trabià,
serventa, bordello, che in piemontese vuol dire chiasso, confusione
- rendono più definito.
E vi sono già in prima pagina battute e frasi in piemontese,
o in francese piemontesizzato, diffuso nelle fasce medie piemontesi:
Se pas bien! Se en pecheur contre le notre credo…
Fra i personaggi fondamentali, Pinota,
che era stata ceduta, compiuti cinque
anni, per due Luigi come d’uso fra la povera gente,
alla famiglia Boniscontro. Lì …le affidarono
Domenica Maria, poco più giovane di lei, solo per guardarla
che non si facesse male, vestirla, darle da mangiare, farla
giocare… Si determina così una situazione
particolare, per cui le due bambine crescono come sorelle,
solo una ricca l’altra povera:
una ad imparar a leggere scrivere compitare suonar il fortepiano
e far bene le riverenze, l’altra a rassettar camere
rammendar vestiti infiocchettare cappellini far bucati stringere
bustini lucidar stivaletti, e cioè l’una
è complementare dell’altra, per così dire.
Ci scappa il morto, un ragazzino, ma i testimoni Giovanni
Falchero e Domenica se ne sono andati giovani... a ribadire
come una cosa è o non è, in un modo piuttosto
che in un altro non in base ad un'oggettività, ma in
base alla possibilità o alle modalità di una
testimonianza.
La letteratura realistica spesso si è soffermata sulle
sventure che si accaniscono sui poveri, ed anche in questo
caso una domenica un giovane cocchiere
aveva offerto a Pinota l’acqua santa a fine messa. Tutti
avevano capito le sue intenzioni, poi partì soldato.
Non tornò, forse disperso.
Ancora della letteratura settecentesca e poi romantica fa
parte la componente “magica”: anche in questo
caso una derubricazione dell' arcano che incide sulla storia
collettiva e individuale. E ancora una derubricazione nell'opera
del Parenti: c'è sì la presenza di una masca
che inizia alcune giovani alla mascaria, la stregoneria, ma
essa – chiamata forse impropriamente chiromante –
è una vecchia ordinaria, con le caratteristiche tipiche
della anus di cui si parla ad esempio in Orazio, naturalmente
secondo il registro comico e ironico. Essa – secondo
un carattere letterario ed anche evangelico - non cammina
lungo lo stradone, ma striscia, per così dire, lungo
il muro di cinta a fianco del rintano, maledice i rovi e le
sterpaglie che le intralciano il cammino. Raggiunge Pinota
in un luogo dove le sterpaglie erano ancor più aggrovigliate...
rovinando ancor più la sottana sdrucita. Si sono moltiplicati
in questi anni gli studi sui processi per mascaria ad esempio
nelle valli di Lanzo e sulle terribili pene e torture cui
le masche furono sottoposte: in questi studi la masca assume
una grande statura, quasi di sacerdotessa di divinità
pagane della Natura. Qui invece una ulteriore derubricazione:
Avant el dané sibila la vecchia masca. Ma cosa ci facevano
quelle fije dalla masca? Semplicemente volevano sapere del
proprio futuro:Sposerete tutte meno una. Sposerete uomini
belli, più giovani di voi, meno una. Sarete sempre
giovani, ma non sarà vero.
La domanda è quella di sempre per una giovane, già
presente nelle fiabe che tutti conoscono: “Quando e
chi sposerò?” Ma la risposta è ambigua
e non fa che accentuare dubbi e angosce adolescenziali delle
fije.
Non manca occasione per soffermarsi
sulla educazione delle giovani in particolare presso le classi
sociali elevate: Mes chères petites filles, il faut
être fidèles a vôtre role social, que notre
Seigneur a nous donné. E fa parte di questa “filosofia”
la componente religiosa: Soyez réconnaissantes vers
Lui et tous les jours vous devez Le remercier. Di una
religiosità un po' convenzionale e farisaica, di cui
parla anche il Vangelo che condanna l'ipocrisia e la superficialità
di chi ritiene quasi un diritto il dono dell'agio, che tuttavia
una sola notte può rovesciare: anche una poesia in
romanesco del Belli pone a confronto il ricco ipocrita che
ringraziando Dio per il benessere, in realtà celebra
la propria condotta e il poveraccio che non ha nulla. Anche
la famiglia di provenienza della Boniscontro è “canonica”
secondo il tradizionale concetto della nobiltà e dell'alta
borghesia piemontesi: i ruoli erano assoluti... ruoli divini.
La famiglia Bonoscontro era molto riservata,
discreta... non s'era mai esposta nella vita sociale del regno.
La condotta è sempre in equilibrio, senza mai sporgersi,
rispettosa della casa regnante, ma sempre in modo critico,
fervente cattolica, traendone notevole vantaggi. Alla
casa regnante non sono risparmiate critiche, del resto diffuse
nella cultura popolare piemontese: all'epoca della Repubblica
Cisalpina i Savoja come loro abituale usanza quando c'è
pericolo erano scappati ... in Sardegna, sotto la protezione
inglese. A Torino governano generali
napoleonici coadiuvati da aristocratici illuminati –
dunque non borghesi, come qualche semplificazione suggerisce
nei testi scolastici- come il marchese Bossi di Sant'Agata,
a fianco del Botta e del Giulio. Non manca l'opportunismo
spinto sino a proporre l'abbattimento di Palazzo Madama, della
cappella della Sindone, della sede vescovile. In questa atmosfera
che lascia ampio margine all'opportunismo, Michele Boniscontro
trae vantaggio, anche sulle disgrazie altrui, convinto che
in certi casi non è peccato fare i propri affari! Questa
condotta consente alla famiglia di attraversare i frequenti
rivolgimernti storico politici e le crisi del periodo che
conduce all'Unità e ai primi decenni del Novecento.
Nel periodo, immediatamente successivo
all'Unità Il 10 agosto 1863, alle tre pomeridiane aveva
cessato di vivere Giovanni Francesco Falchero, maritato...con
Domenica Maria Boniscontro. Il decesso avvienea in un'annata
critica: Era stato un anno cattivo, freddo e umido... inondazioni
in tarda primavera... erano rimaste lenti di acqua stagnante,
paciàss... e poi un'estate caldissima, umida, ansema
a'n tuf grev...I raccolti erano stati scarsi e non solo per
le avversità meteorologiche: I proprietari terrieri
preferivano investire ... in cartelle fruttifere, invece di
aggiornare le tecnologie di coltivazione, e i braccianti erano
migrati in massa in città dove preferivano spaccarsi
le ossa nelle bòite ... fra tanfi di fumi oleosi, rumore
assordante di magli, presse, stantuffi. Ma almeno due lire
al giorno si potevano beccare... Passano altri anni
e decenni. Questa volta è l'autorità religiosa,
il Monsignore, a trarre le prime conclusioni:Certo, ahimè,
i tempi non son più quelli ... E indagare fra le pieghe
del passato non dà risposte sufficienti, almeno se
non si sa andar oltre: Pourquoi épier dans les plaies
du passé? Les pleurs et les douleurs sont lointaines.
Il n'y a pas besoin de les rappeler! Suma mòrt, lassene
en pas! Solo dopo aver acquisito questa saggezza, l'ingegner
Cesare Antonio può tornare con l'animo sereno, e telefonare
all'archivista: Buonasera, scusi il disturbo, ci ho pensato:
ho deciso di terminare la ricerca. Mi prepari il conto...
risolutamente, tanto che il giovane archivista non ebbe il
tempo di controbattere.
Dunque l'evangelico i morti seppelliscano i morti? Oppure
una coscienza che per quante ricerche si facciano, i documenti
non potranno mai rendere la vita vissuta, la vera essenza
degli accadimenti legata agli accidentia cui la storiografia
romantica e poi novecentesca hanno riservato tanta importanza?
Insomma, la storia passa per le linee rette tracciate fra
i grandi avvenimenti e le grandi personalità, secondo
schemi fissati da sempre, oppure si può ricostruire
in un processo di approssimazione progressiva, ma mai compiuto,
solo a segmenti che uniscono i punti ravvicinati di accadimenti
e personalità comuni?
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