|
parlando
di
arte
cultura giornalismo

|
|
|
|
|
|
|
parlando
di
letteratura
spettacolo tradizioni

|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
traduci
i tuoi testi |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
nasce nel firmamento
un nuovo portale
parlando.it
sito
ufficiale dell'ASA onlus - Associazione Scrittori e Artisti
- dedicato alla comunicazione in ogni sua forma. Inviateci
racconti, sceneggiature, poesie, testi musicali e quant'altro
voi vogliate all'indirizzo:
liuzziloris@fastwebnet.it
Parlando.it?
Sarà una "piazza", una sala, un salotto in
cui quelle voci ridotte al silenzio per motivi a volte molto
meno nobili di quelli politici, semplicemente di mercato,
potranno riaffiorare, farsi sentire attraverso interviste
o chi sa, in un futuro, attraverso momenti di incontro, mostre,
concerti, rappresentazioni... E chi vorrà ascoltare,
vedere, udire qualcosa di non così noto potrà
farlo...continua
Entra
nel salotto di...parlando
Rivista
on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut.
del Tribunale di Torino)
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Una
donna, una madre, una pittrice: Evangelina Alciati (1883-1959)
di Francesco De Caria
E’
stato presentato all’ultima edizione del Salone del
Libro da Donatella Taverna, uno degli autori, e da Gianni
Oliva, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, il
volume Evangelina Alciati pittrice, edito da La Finestrella
Editrice di Canelli.
Si tratta di una monografia corposa, che riguarda una delle
più note pittrici torinesi, famosa come ritrattista,
ma notevole in ogni genere di dipinto.
Certo riduttiva, infatti, la fama di abilissima esecutrice
di ritratti, anche se questa dote le permise di essere a
contatto con esponenti dell’aristocrazia e dell’alta
borghesia: le sue nature morte – pervase di acuta
ironia, per chi le legge in filigrana – i suoi ariosi
paesaggi, le sue figure che rimandano talvolta all’arte
mitteleuropea ne fanno un esponente di spicco della nostra
arte; l’ironia si legge nella stessa postura “troppo”
dignitosa, tale da sfiorare il sussiego di certe personalità,
che si saranno per contro compiaciute di essere ritratte
con tutti i segnacoli del proprio ceto sociale, come si
legge ad esempio nella metafora delle zucche, espressa in
un dipinto che in un mucchio di cocomeri allude –
sono testimonianze dirette ad attestarlo – ad organismi
politici di ogni livello. Si legge anche la sua profonda
cultura nelle allusioni alla grande ritrattistica sette
e ottocentesca, che comunque non sono fini a se stesse o
tanto meno sfoggio di cultura – la sua fama rendeva
superfluo tale sforzo – ma riferimento all’ironia
– appunto – dell' illuminismo e del Romanticismo.
E si sa che ironia significa sentimento del contrario.
La vita provò duramente questa donna essenzialmente
sola in ogni occasione, anche la più tragica, e sensibile
e disponibile verso il prossimo, tanto da cadere nei tranelli
di chi sapeva vedere in lei un sostegno, una entratura,
che una volta sfruttata poteva essere accantonata.
Nel volume compaiono carteggi con altri artisti, Giuseppe
Mentessi e Ferruccio Ferrazzi in particolare, che consentono
al lettore di rendersi conto della vita quotidiana di un
artista, del suo proporsi, dell’illusione febbrile,
dopo tanti mesi di lavoro e di studio, dopo decine e decine
di schizzi, di bozzetti, dopo le infinte declinazioni di
un soggetto, che per ostico che sia, diviene poco per volta
un qualcosa di amato di perseguito, che dà dolore
tutte le infinite volte che il risultato è deludente.
Il carteggio fittissimo che documenta quasi giorno per giorno
certi periodi ha questo profondo significato esistenziale.Vai
alle opere
Dalle lettere emerge anche il dramma del tramonto di un’epoca,
in una città che si curava le ferite di guerra, che
assisteva alle prime violenze che avevano stravolto in modo
pesante il gioco politicamente intrigante, come affiora
il dialogo con altri artisti dell’Accademia, che stavano
vivendo momenti altrettanto intensi e tanto più fecondi,
quanto più il mondo intellettuale era dilaniato anche
da laceranti scelte politiche, oltre che estetiche e morali.
Dovette sostenere con durezza il proprio esser donna impegnata
nel mondo della cultura: a fatica e fra mille critiche fu
ammessa all’Accademia e al Circolo degli Artisti;
nell’assetto sociale perbenista dell’epoca la
donna doveva essere soprattutto sposa e madre, e nel mondo
dell’Arte figurativa la donna era soprattutto, nell’immaginario
comune, la modella che posava nuda di fronte a decine di
allievi, quindi in una posizione mortificante per la morale
comune, che rapidamente passava a fantasticare facili amori
con Maestri e alunni. Anche illustri esempi del passato
come Rosalba Carriera - veneziana vissuta fra Sei e Settecento
– riservavano fra i successi, amori ed esistenze travagliati.
Ella ebbe un figlio da Anacleto Boccalatte, illustre pittore
del firmamento torinese, ma la sorte avversa lo strappò
al suo affetto. Era giovane, appena sposato e da poco padre,
Gabriele, esperto alpinista, quando affrontò il Bianco:
aveva anche raggiunto la vetta che si era proposto di scalare.
Al rientro la neve cede ed egli muore trascinato a valle.
Drammatici i dipinti e i disegni che ritraggono questo momento:
una nera madre piange disperata, privata di tutto nella
sua stessa magrezza, presso il cataletto dove è deposto
il cadavere, in una stanza buia, mentre dalla finestra il
Bianco che si era preso quella vittima è pervaso
di luce. E’ un dramma che si esprime nelle allusioni
all’Espressionismo mitteleuropeo, a Munch in particolare.
Poi l’esistenza impone una pacificazione, almeno apparente:
sorridenti i volti dei soggetti ritratti, rigogliosa la
natura. In quelle opere eseguite le une su commissione,
le altre per sé, aleggia lo spirito dell’ironia,
drammatica, che nasce come dalla coscienza che sul Nulla
si basano quei sorrisi, quelle mises importanti che ostentano
il rango sociale, l’orgoglio del tocco del giovane
neolaureato … Anche i giovanissimi, ben vestiti, ben
pettinati per l’occasione si affacciano al dipinto
o al disegno talora ilari, talaltra pensosi, mentre sul
fondo aleggia la coscienza dell’effimero che mina
alle radici il senso stesso dell’esistere.
Ma in quell’ironia, in quell’autoritrarsi in
vestaglietta e pantofole, pur all’ apice della fama,
ormai anziana e quindi piuttosto corpulenta, con una visiera
che rimanda ad un celebre ritrattista seicentesco inglese,
Yoshua Reynolds, c’è una saggezza conquistata
attraverso tante lotte, tante delusioni in ogni campo.
E di fronte a tante avversità assumono profondo significato
i numerosissimi ritratti di famiglia, che ad uno sguardo
superficiale potrebbero apparire ridondanti: è la
volontà di ricostruire un nido attorno a sé,
ma anche di fermare l’attimo della giovinezza, dell’ingresso
nella Società, della conquista del prestigio, che
paiono dare un senso all’esistenza di ognuno, ma che
sono come minati alla base dalla coscienza dell’effimero.
Grande pittrice, grande ritrattista
dal profondo sguardo psicologico, ma anche grande e mesta
autrice di meditazioni sul senso dell’esistere dunque:
pensieri che si manifestano a più livelli, nelle
opere pittoriche innanzi tutto, ma anche nel carteggio,
che esprime i sussulti, le illusioni, le disperate delusioni
che – conoscendole – accentuano o disvelano
il senso di certi sguardi, di certi sorrisi, di certi colori
che compaiono nei ritratti e del suo progressivo “chiudersi”
dell’hortus conclusus degli affetti, dei ricordi personali
…
Tutto questo nel ricco volume da poco edito ed ora presentato
al Salone del Libro, dalla splendida veste tipografica e
ampiamente corredato di illustrazioni che danno conto di
quanto i testi propongono.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|