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Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 

 

 

 

A urban painter: Sabrina Rocca
Sabrina Rocca, Urban details, dal 20 gennaio all’11 febbraio 2011. “La giardiniera”, via Italia 90bis, Settimo Torinese. Orari d’apertura: mercoledì e sabato 15.30-19.00; domenica 10.30-12.30.

di Francesco De Caria

 

 

 

 

 

In altre epoche - per tanti versi vicine alla nostra - di decadenza della classicità, nell’alessandrinismo e nella tarda romanità, nel Barocco, nel tardo Settecento, fra Otto e Novecento, l'Arte in tutte le sue forme propose una nuova considerazione della realtà, in un descrittivismo minuto che esaspera i particolari degli oggetti sino a far perdere la visione d'insieme.

 

 

 

 

 

 

Il messaggio di fondo è quello proprio delle epoche di crisi, nelle quali l’uomo torna ad essere insicuro di sé, delle proprie percezioni, dell’esistenza di una dimensione “oggettiva” che lascia posto ad un accentuato relativismo, ad una pluralità di interpretazioni che sfilaccia ogni certezza. A rendere tale inquietante sensazione, a trarre in inganno, non è il deformarsi dei contorni, lo sfocarsi della percezione visiva, ma l’accentuazione del particolare, che alla fine del processo risulta disarticolato dall’insieme organico, in una considerazione relativistica delle possibilità di una conoscenza effettiva. Se si rileggono la minuta descrizione del tulipano di

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fra Daniello Bartoli,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

se si considera certo iperrealismo del

 

 

 

Baschenis, se si tiene conto dell’iperrealismo statunitense degli anni Cinquanta, ci si rende facilmente conto dei caratteri delle fasi culturali cui abbiamo fatto cenno.
Anche la nostra è chiaramente un’epoca di tramonto di una cultura plurisecolare, se non millenaria, anche la nostra è un’epoca che sta scrutando nelle fibre minime, intime della visione del reale, per giungere al punto di rottura, cioè al punto in cui lo stesso progresso del pensiero scientifico che dovrebbe dare certezze causa una sorta di frattura: ci si ritrova incapaci di cogliere l’insieme organico, ci si ritrova impossibilitati a dare un nome alle cose, per usare un’immagine biblica, perduti nel labirinto dei particolari, nel gioco di riflessi sovente deformanti, che fanno perdere di vista l’insieme, che impediscono un giudizio.

 

 

 

La giovane Sabrina Rocca, anche considerati gli anni della formazione scolastica, gli ultimi anni del Novecento, secolo caratterizzato da un susseguirsi di “punti di rottura” con la tradizione a tutti i livelli, è pienamente immersa in questa transizione, di cui tuttavia non è dato oggi di conoscere la meta. Figlia d’arte, approfondisce la propria formazione frequentando la facoltà di Architettura: architetture labirintiche, superfici riflettenti che sovente rivestono i grattacieli delle metropoli statunitensi – dove ha risieduto – e che sono rese con una esasperata precisione, immillano e frantumano la visione della realtà , luminosa, solare, precisa, tanto da abbagliare e da risultare inquietante. Del semaforo compaiono solo alcune luci, ingrandite sino a disperdere l’oggetto di cui fanno parte, della città l'osservatore può cogliere solo quanto si riflette nelle pareti di vetro dei grattacieli che formano una selva di cui per lo più non si intravvede l’uscita, i riquadri di cielo sono occupati dagli enormi cartelloni pubblicitari, di cui sovente non si coglie l’insieme, sibbene qualche lacerto di parola e d'immagine. E poi, quasi un ammiccamento a

 

 

 

 

 

Escher, scale che paiono non portare a nulla; e ancora, figure umane, che i settori riflettenti di un oggetto rappresentato in un solo particolare che non ne svela la natura, rendono disarticolate, smembrate e ricomposte a caso, per cui la parte inferiore di una figura non corrisponde alla parte superiore…

 

 

 

 

 

 

Tali visioni, festose nei colori solari, ma allucinanti nella precisione dei contorni, sono riprese non direttamente dalla reatà, ma dagli scatti che l’artista esegue a migliaia nei suoi viaggi, che per questo aspetto costituiscono vere e proprie recognizioni: anche in questo particolare, all’apparenza puramente tecnico e pratico, è racchiuso un messaggio gnoseologico, in quanto fra la realtà e l’osservatore c’è un primo filtro, costituito dalla macchina fotografica, che può essere manipolata, cui succede un secondo filtro, la fase dello sviluppo delle fotografie o dell’elaborazione nei programmi del computer , fase che comporta ulteriori ritocchi, deformazioni, tagli, giustapposizioni, alterazioni cromatiche e della luminosità, cui fa seguito un’altra serie di elaborazioni imposte dalla trascrizione in dipinto dell’immagine… Ed è chiaro che tutta un’altra serie di specchi deformanti si frappone a questo punto fra soggetto e oggetto, fra artista e immagine oggettiva, fra chi osserva il dipinto e la realtà donde esso prende spunto.
L’artista in tutto questo processo è medium fra l’osservatore e la visione a suo tempo percepita: la sua preparazione tecnica, la sua sensibilità, la sua cultura traggono gli spunti per un messaggio originale, reso attraverso i canoni dell’arte figurativa. E’ chiaro che la sua Weltanschauung concorre a determinare i caratteri della resa artistica, in base alle regole accademiche della costruzione dell’immagiune, dell’accostamento dei colori etc., demiurgo fra la realtà dagli infiniti messaggi e la cultura e la sensibilità attuali.
Il gioco degli specchi costituito da tante opere di Sabrina Rocca è insomma efficace metafora del mondo attuale, visione problematica per chi si è formato ad un modello aristotelico, logico, consequenziale e “geometrico” della ricostruzione del mondo, visione del tutto coerente con una formazione basata sull’analogia, sul potere evocativo del colore e del segno in sé, secondo le ricerche e le scoperte nel campo della percezione e della gnoseologia che la cultura contemporanea propone. Ancora una considerazione affiora nell’osservatore, una considerazione di carattere generale, sulla cultura del nostro tempo: l’arte della giovane Cristina Rocca, che, si è visto, esprime aspetti e problemi affatto attuali, risale a modelli di metà Novecento. Dunque davvero il corso della cultura si è fermato, conosce un momento di stasi? All’apparenza è così, ma nel profondo si agitano fermenti nuovi, che – certamente – porteranno ad un nuovo linguaggio, espressione di una rinnovata indagine.