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Rivista on line diretta dal Prof. Francesco DE CARIA (Aut. del Tribunale di Torino)

 

 

 

 

Isidoro Cottino - - - Xavier De Maistre

 

 

 

Cottino e De Maistre alla ”Arte città amica” di Torino

Via Rubiana, 15 10139 Torino (Piemonte) 011 7768845


Alcune opere esposte alla mostra

 

 

 

 

 

Francesco De Caria

Sempre più incisiva, ai fini di presentare le fasi più recenti e i capitoli più significativi della la produzione artistica attuale è la funzione di gallerie di recente costituzione che, pur non avendo un'antica storia, mostrano una vitalità e una sensibilità particolare nei confronti della nuova produzione artistica e senso di iniziativa nel divulgare sia le opere più recenti di artisti già largamente affermati e considerati “maestri” nel proprio settore sia di proporre nuovi nomi….
Citiamo in questa occasione l'Associazione Culturale “Arte città amica “ di via Rubiana 15 in Torino che accoglie sino al 25 ottobre due bellissime mostre, presentate da Donatella Taverna sul dépliant a corredo. I cataloghi dei due artisti, a disposizione del pubblico, pur non stampati per l'occasione, sono assai recenti e quindi atti a indirizzare il pubblico verso una lettura e una interpretazione corrette delle opere esposte. Per l'occasione è stato invece approntato un dépliant nel quale i dati biografici, le motivazioni, i significati dell’arte esposta sono compiutamente delineati da Donatella Taverna e da Paolo Levi, sicché il visitatore ha strumenti adatti per capire più a fondo, oltre la suggestione immediata delle immagini, il frutto di uno studio lungo, paziente, di decennali studi dell'arte tradizionale e continue sperimentazioni su nuovi materiali, evidenti soprattutto nella produzione artistica di Cottino, che fa ricorso a pasta di carta, a colori dalle particolari caratteristiche chimiche che consentono effetti nuovi, sia sul segno, sia sul colore, sia sul supporto. Su Isidoro Cottino ci siamo soffermati più volte su queste pagine, proprio per la sua sperimentazione che porta significati profondi, pagine alle quali rimandiamo, e che completiamo con un periodo tratto dal dépliant della mostra: Nella sua opera si accostano due filoni apparentemente contrastanti ... una rappresentazione figurativa sostanzialmente tradizionale, minuziosa e narrativa e dall'altro l'attività di ricerca che si esplica in direzione dei materiali e in direzione delle forme astratte, che a volte inclinano alla tentazione di un figurativo appena suggerito... Elemento unificante...è l'oggetto della ricerca, il nocciolo oscuro e ambiguo di verità, sempre sfuggente perché multiforme, vero perché multiforme e soggettivo, immerso nel divenire e dunque in qualche misura accessibile all'uomo pur nella sia finitudine....

Affatto diversa l’arte di Xavier De Maistre, uno dei maggiori incisori a livello internazionale che in questa mostra ha esposto incisioni riguardanti ville e tenute piemontesi, nonché specie avicole che vivono nei nostri boschi e soprattutto lungo i corsi d’acqua e nelle zone lacustri. Decine di uccelli, dal beccaccino all’upupa alla moretta alla beccaccia sono “ritratte” in incisioni di piccole dimensioni, con tratti di grande precisione e finezza, come se l’artista ripercorresse piuma per piuma, macchia per macchia le forme d il piumaggio di ogni esemplare. Un tempo, prima della riproduzione fotolitografia, le incisioni – su acciaio, non sul morbido rame che consente poche copie di piena efficacia perché poi l’effetto di appiattisce – erano eseguite per illustrare libri di studio, ma lì era l’intento scientifico didattico a prevalere; nelle incisioni del De Maistre invece la tensione è quella di scrutare gli aspetti reconditi della natura, al di là del dato scientifico, pur partendo da questo, di intravvedere nell’espressione degli animali ritratti lo sguardo curioso, ammaliante, il timore, l'aggressività con atteggiamento non contemplativo e neppure notomico, ma nell’equilibrio di chi osserva l'espressione delle leggi di natura, nel loro complesso e non solo della legge fisica, negli atteggiamenti degli animali o nella forma degli alberi plasmata da molti fattori, l'esposizione, la natura del terreno, l'intervento dell'uomo che nei parchi delle grandi ville ha cercato – soprattutto nel giardino all'inglese di ascendenza preromantica e romantica – un punto di equilibrio fra natura e progetto umano.. Anche la tavola acquerellata del 2006 che riproduce una quindicina di specie avicole non ha nulla di didattico o di didascalico. E’ la contemplazione fra suggestione e meraviglia della varietà della Natura, della vitalità che la percorre, una natura pacificata, dove non è traccia di crudeltà, né di malizia, né di volontà di sopraffazione.
Uno dei temi in cui Natura e opera dell'Uomo si conciliano in modo evidente è presente in mostra, la serie delle ville storiche, laddove la matita sul foglio prima, in sede di progetto, poi il bulino o la puntasecca sulla lastra, quindi la morsura dell'acido in alcuni particolari ripercorrono, con un amoroso studio le linee architettoniche di castelli e ville, immerse in grandiosi parchi in cui campeggiano vigorosi fantasmi di secolari piante. In questa serie protagoniste sono le forme degli edifici, nette, generate dall'armonioso connubio tra fantasia e geometria solida e proporzioni matematiche, la sinfonia delle luci e delle ombre nelle fughe dei porticati e delle logge, nello svolgersi delle pareti, le armomiose linee delle barre di ferro delle grate e delle cancellate, modellate all’incudine e nelle morse da vigorosi ed esperti fabbri artisti più che artigiani, convinti che la materia per aspra che sia può e deve essere piegata all'Idea. Tutte queste componenti generano armoniose melodie d’insieme, che l’occhio è invitato a esplorare linea per linea, così come l’hanno concepita e ricreata la mano e il cervello dell’artista. Fra quelle silenziose mura, quelle cieche finestre, quelle gallerie, quelle trine di ferro si muove, contamplativo, lo sguardo dell'artista, che medita su antiche storie che cerca di tradurre dapprima in immagini d'insieme e in particolari a matita, poi su lastra di rame o d'acciaio al bulino e coi vari ferri del mestiere e talora con l’ausilio dell’acqua acidulata che conferisce particolari effetti all’immagine generati dalla corrosione che ha qualcosa di casuale e che deve essere sapientemente padroneggiata, così come un abile cavallerizzo sa rattenere l’istinto e il vigore del cavallo o l'ingegnere idraulico o l'architetto specializzato nei parchi sa dominare la “disordinata” vigoria della natura
Nella serie delle ville, alcune composizioni rappresentano l’edificio e a parte alcune specie di alberi che costituiscono il parco: ne risulta un insieme che ha del progetto, della tavola scientifica d’un tempo, del processo mentale - studiato nel XX secolo – per cui il cervello tende a scomporre quanto l’occhio vede in una sua unità.
Qualche visitatore della mostra ha evocato l'atmosfera gozzaniana di Vill'Amarena. Sì, forse i silenzi e le solitudini che percorrono le immagini esposte possono rinviare alla villa de La signorina Felicita. Ma laddove in Gozzano è profonda ironia mescolata al melanconico pensiero di quanti sogni e quante esistenze sono finite nel nulla ed hanno consumato nell'illusione l'esistenza, nelle ville e nei parchi del De Maistre compare una solida austerità, una sobria eleganza e i silenzi che pervadono quelle tavole incise hanno qualcosa di grandioso, come in attesa di futuri ritorni: non c'è traccia di rovina, di corruzione. Tutto è integro e come pronto ad accogliere nuove presenze...
Comunque la suggestione delle incisioni del De Maistre e delle opere del Cottino, è espressione di altissimo livello dell’arte figurativa attuale che sulle solide basi dello studio accademico ha saputo elaborare quanto la psicoanalisi, l’analisi del procedimento cognitivo, l’emozione della contemplazione, la suggestione della memoria, innestate su un raffinatissimo e solido retroterra artistico, letterario, filosofico e musicale nonché supportata da abilità tecnica a livelli di eccezionale finezza, ha messo in luce il rapporto fra soggetto percipiente e oggetto percepito, imprescindibile filtro fra osservatore e oggetto osservato: è tale filtro che la cultura affina trasformando la mera facoltà visiva in uno sguardo umano, tale perché non oggettivo, ma somma di impulsi esterni ed evocazione di emozioni interiori, dalle lunghissime radici.
Quanto detto dell’artista va naturalmente riferito anche all’osservatore, cui l’opera d’arte saprà dire tante più cose quanto più profonda è la di lui cultura.
Dunque – rilevavamo all'inaugurazione amabilmente conversando col De Maistre – l'artista non dialoga mai direttamente con il pubblico, ma col suo soggetto, con se stesso: una sorta di monologo dunque, in un esasperante isolamento? Forse no, fino a tanto che ogni osservatore a sua volta sappia far parlare l'opera che osserva, attraverso le chiavi di lettura che il livello culturale in suo possesso gli offrono.

Altre opere degli artisti

Isidoro Cottino
Nato a Torino, ceramista, pittore, incisore, dal 1984 si dedica alla grafica di ricerca. Al suo attivo sono 57 mostre personali oltre ad innumerevoli collettive. Ha fatto parte dei “Maestri della Scuola Internazionale di Grafica“ di Venezia dove è stato assistente di Riccardo Licata e di Franco Vecchiet. La sua attività di pittore lo vede presente nel Museo della Sacra Sindone di Torino con un’opera sul Sacro Lenzuolo, ma altre sue opere di carattere religioso sono al monastero cottolenghino “Janua Coeli“ ed all’Arcivescovado della Città di Biella.

 

 

 

 




 

 

Xavier de Maistre
Diplomato all’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino è stato allievo di Mario Calandri e Francesco Franco che gli hanno trasmesso l’amore per l’incisione. E’ questa la tecnica che ha scelto per rappresentare il mondo che lo circonda da vicino e il ricordo lontano, ancestrale, di ciò che sicuramente era tanti, tanti anni fa. Sono scenografie fantastiche, rivissute ad occhi chiusi, di antichi borghi, città e castelli dove l’uomo consumava il proprio isolamento in dialogo con se stesso, in diffidenza e solidarietà con i suoi vicini.