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Carla
Parsani Motti: un'artista, uno studio, un "esperimento"
di offerta culturale polivalente.
di
Francesco De Caria
Un
gruppo di artisti ha allestito da vari anni in Torino, in
via Duchessa Iolanda, uno studio specializzato, ha fondato
un'associazione dal nome suggestivo e significativo, Il
senso del segno, nei cui locali si incontrano artisti e
critici e pubblico comune in un dialogo fecondo. La profonda
stima nei confronti di una delle "anime" di questo
gruppo, un'amicizia pluridecennale, che è anche tale
da consentire di cogliere il sottosuolo, il retroterra dell'opera
d'arte, nella sua genesi non solo tecnica, ci inducono a
soffermarci sulla figura di
Carla
Parsani che impersona in qualche modo la figura dell'artista
quale è e quale deve essere, al di là delle
false immagini che troppo sovente i mass media hanno elaborato
e il pubblico ha recepito. Infatti alla solida preparazione
tecnica legata all'Accademia di Belle Arti e alla frequentazione
di sudi di artisti - un iter lungo, faticoso, dispendioso,
che impone scelte e quindi anche rinunce - ha affiancato
l'insegnamento, occasione preziosa per "chiarirsi"
idee e conoscenze tecniche, nonché per conoscere
da vicino la "gente" che costituisce il pubblico
cui l'artista si rivolge, la sua cultura, che può
essere anche mancanza di cultura, presunzione di cultura.
Sarebbe doveroso citare le altre personalità artistiche
del gruppo, non solo per correttezza, ma per sincera stima,
perché tutti danno un apporto originale: ma sono
molte decine, almeno una settantina di iscritti, tutti legati
all'esercizio dell'arte incisoria, per cui, se non tacciamo
i nomi della Viarengo Miniotti, della Guasco, della Caprioglio,
della Mogavero, della Caravella, di Rocco, di Soffiantino
... e della Laterza, della Nalli, di Ivo Stroppiana... è
solo per dare un'idea ora dell'apertura del gruppo a varie
esperienze espressive della quali chi è in qualche
modo introdotto nel mondo dell'Arte figurativa ha cognizione.
Nulla impedisce comunque di riprendere il discorso compiutamente,
auspicabilmente dopo incontri diretti con gli artisti.
Carla Parsani, legata alle ascendenze in Val di Lanzo, zona
sostanzialmente sconosciuta e interessante per molteplici
aspetti, ha affinato il senso del mistero - anche in senso
religioso - che lega l'Uomo alla Natura e che nelle Valli
di Lanzo si è espresso in vari modi, anche con la
tradizione delle masche, un tempo vittime di torture e di
supplizi atroci, di condanne capitali, ora rivalorizzate
nella dimensione antropologica: la donna, la masca, è
colei che conosce le virtù delle erbe, ma anche in
profondo i cicli e le manifestazioni "misteriose "
della Natura, il segreto che collega i fatti, al di là
di ogni calcolo matematico e grettamente logico: avendo
"respirato quell'aria", l'artista trae dalla magia
delle lastre i profili umani che le vette dei monti disegnano
- collegandosi ad antiche leggende locali -, indaga il mistero
racchiuso nelle le piante lungo i fossi e nei prati, ma
anche nei vasi dei cortiletti torinesi chiusi fra alte pareti,
quasi segno di una Natura prigioniera, ma ribelle e in certo
senso trionfante; osserva quasi ossessivamente gli oggetti
che rimandano alla sua arte "alchemica", vi intravede
l'espressione delle suggestioni dell'infanzia, delle lacerazioni
delle quali l'esistenza ritiene doloroso ricordo e riconosce
il dovere dell'artista di dare voce, o meglio dare espressione
a quanto la maggior parte di noi tiene chiuso in sé,
al di sotto dei limiti della coscienza.
L'artista in questione e il gruppo di cui fa parte sanno
che dovere etico dell'intellettuale è quello di spezzare
il pane della cultura, condividendolo con il pubblico. Da
qui le conferenze-incontro volte a illustrare il rapporto
fra artista, critico e studioso, pubblico; gli itinerari
guidati nella città o nel territorio piemontese,
nazionale, internazionale; i cicli di conferenze, la disponibilità
- coperti i costi - a condividere i locali per manifestazioni
culturali e artistiche in particolare. Con la libertà
- che non è di tutti - di scegliere, di rinviare
ad altri le iniziative che non rientrino nei propri fini.
Segnaliamo in particolare, a titolo d'esempio, due opere
uscite dallo studio di cui abbiamo parlato e dall'iniziativa
della Parsani e di un'altra intellettuale torinese, Donatella
Taverna: Fogli dalla Levanna e Images.
In Images in particolare anche il supporto è pensato
come frutto di un'attività di alto artigianato, dal
momento che si tratta di carte ottenute gettando nell'impasto
petali di fiori essiccati, provenienti dall'area franco-spagnola,
luogo nel quale resta il sottile fascino del ricordo della
letteratura provenzale. L'uso del plurilinguismo, sul modello
della poesia trobadorica, i frequenti riferimenti ad registri
alti indicano chiaramente in questo caso che, se il fatto
culturale deve essere aperto a tutti, è altrettanto
vero che il pubblico non può presumere di accostarsi
ad esso digiuno di ogni conoscenza e approfondimento, confondendo
Arte pura, Arte applicata nell' artigianato.
Tale mancanza di approfondimento è il difetto di
tanta parte del pubblico, immerso in una pseudocultura da
mass media, sradicato dalla cultura popolare e profonda
delle origini e non provvisto di strumenti autentici di
giudizio nei confronti della nuova cultura.
Nelle tavole, come nei versi di Images la realtà
oggettiva di scorci delle valli di Lanzo si sposa ad una
realtà mentale, che affonda le radici nella cultura
popolare secolare o millenaria: ben note montagne, laghi,
valli della zona sono scenario di lotte fra Santi Vescovi
e Draghi, di Eremiti contro le tentazioni del Mondo, di
sottomissione del Diavolo, di maleficio contro il mortale
costretto a far da ponte col proprio corpo sulla Stura,
dalle preghiere di bianchi confratelli, di misteriosi cortei
di Donne dotate di poteri paranormali diremmo oggi che sotto
una grande luna trasportano massi ... A tali visioni delle
incisioni della Parsani si accompagnano i versi di Donatella
Taverna che evocano quegli antichi miti locali, formatisi
nel Medioevo allorché il plurilinguismo adottato
in alcuni componimenti dall'Autrice accomunava gli intellettuali
- ma non solo - d'Europa e che danno spunto all'Autrice
di riprodurre il modello espressivo di componimenti trobadorici
oppure del francese di tante favole che hanno le radici
in miti millenari.
La Levanna è l'aspro massiccio che si erge al fondo
delle Valli di Lanzo: ad essa, come all'ispiratrice di tanti
"fantasmi" carichi di significato si ispira l'altra
raccolta mista di incisioni e di versi delle due autrici:
già dai tre versi brechtiani in esordio emerge l'immagine
apocalittica di un Mondo distrutto e del sopravvissuto che
in un mattone che si porta appresso sa vedere e far vedere
di che cosa erano stati la sua casa, la sua città,
il suo Mondo ... La Levanna sa anche offrire nell'asprezza
dei suoi paesaggi fiori, ha saputo richiamare la gente dai
campanili costruiti con le pietre cavate dai suoi fianchi
o ha suggerito, fra le bianche parvenze dei suoi santuari
nelle notti di luna, una dimensione altra rispetto al materialismo
e al pragmatismo cui le necessità immediate spingono
l'uomo: le leggende secolari e i versi e le incisioni della
cartella evocano voli di fate, nelle nuvole che velano la
luna che illumina le sue notti; il territorio della Levanna
dona rari ma dolci frutti dai rami degli alberi nati dalle
sue pendici, suggerisce il senso della precarietà
nelle foglie che si staccano dai rami, sullo sfondo eterno
dei suoi profili. E' quanto ci guidano a scoprire le incisioni
della Parsani e i versi anche in questo caso plurilingui
della Taverna, nei Fogli della Levanna.
Questa è l'Arte, quando è autentica: severa
e lunga preparazione culturale e tecnica, profonda meditazione
sulla situazione e sui destini dell'Uomo ... Le due dimensioni
affiorano con notevole efficacia dalle due cartelle, i Fogli
e le Images, che hanno dato spunto a queste nostre considerazioni,
che possono essere le considerazioni di ogni osservatore,
arricchite di volta in volta dalle esperienze personali.
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