Nello
Cambursano, esponente illustre di una generazione ‘estinta’
di artisti
di Francesco De Caria
E’
quanto mai istruttivo per chi vive in un’epoca come
quella odierna vocata alla specializzazione, anche nell’arte,
ripercorrere l’iter di maestri formatisi o a bottega
o in Accademia, nei corsi tenuti da artisti il cui nome ha
segnato tappe precise dell’arte di un territorio, se
non proprio dell’arte nazionale. A Torino c’è
stata la scuola di
Giacomo
Grosso
–
insegnante all’Albertina –
che
costituisce una pietra miliare per l’arte, tanto che
per molto tempo gli artisti potevano essere con Grosso o contro
Grosso.
E
Giacomo Grosso, sul quale circolavano
in Torino storie e storielle di ogni tipo, è fra gli
ultimi autorevoli esponenti di un’arte che trae spunto
dalla realtà, in apparenza resa oggettivamente e invece
reiterpreta, sino a farne una realtà autonoma.
 Ai
tempi di Giovan Battista Alloati per citare
fra i più noti autori di ritratti fra Otto e Novecento,
e ancora sino a tutta la prima metà del XX secolo,
i committenti affidavano all’opera
di scultori e pittori l’immagine che essi intendevano
lasciare di sé, la propria ricchezza e il proprio prestigio,
l’intelligenza e l’intraprendenza; erano una sorta
di “biglietto da visita” per i dipinti che campeggiavano
negli atri delle ville o dei lussuosi appartamenti della borghesia
imprenditrice ed era un fatto quanto mai serio quando il ritratto
scultoreo finiva sulle lapidi e nei monumenti tombali.
Fra l’altro è dato che può far riflettere
la distanza di classe sociale fra le personalità ritratte
e molti artisti per cui il pittore o lo scultore guardava
spesso “dall’esterno” il mondo dei suoi
soggetti: quanto meno ciò vale per molti artisti, poiché
alcuni sono di estrazione anche aristocratica, da Massimo
D’Azeglio ai Calandra a
Gregorio
Calvi di Bergolo
a
Xavier de Maistre, su cui ci siamo già soffermati.

Stefano
– Nello- Cambursano –
nato a Chivasso il 19 luglio 1904 - era invece figlio d’arte,
dal momento che il padre Bernardo, il suo primo maestro, era
scultore ornatista specializzato nei fregi marmorei. Illustri
gli insegnanti dell’Accademia Albertina dove si diplomò
nel 1928:

Onetti,

Grosso,
Ferro…

Sono
anni di espansione industriale della città: i proprietari
di industrie piccole e grandi si fanno costruire ville che
esprimano da un lato il loro prestigio e dall’altro
siano situate in luoghi comodi che consentano di essere contigue
alle officine o ai capannoni dei loro depositi. All’epoca
direzione di espansione industriale e residenziale della città
è quella verso la val di Susa, sbocco naturale della
via di Francia e un industriale gli commissiona alla fine
degli anni Venti la decorazione a fresco della propria villa,
con Scene dal mondo del lavoro. All’artista resterà
l’impressione del fascino di quell’atmosfera e
molto tempo dopo, nel 1959 esegue fra l’altro una cava
lungo il Po, una tavoletta dipinta ad olio nella quale alle
falde della collina su cui si erge Superga, si vedono i tralicci
e le baracche di una cava di ghiaia.
Talora le aspirazioni di un
artista si scontrano con la dura realtà del lunario
da sbarcare e il giovane Cambursano, allievo di maestri tanto
famosi, mette a frutto l’abilità di ornatista
per eseguire fregi sulle pergamene che servivano per diplomi
e riconoscimenti di vario genere: egli stesso anni
dopo riconoscerà che si trattava di bigiogliate a colori
sberluccanti. Aveva all’epoca venticinque anni e risiedeva
a Pinerolo; nella cittadina egli diventa presto personalità
di spicco, tanto che nel 1932 è presidente di una commissione
di cui fanno parte illustri nomi del mondo dell’arte,
il critico Marziano Bernardi,
l’avvocato Gavuzzi
– che avrebbe lasciato alla città una prestigiosa
collezione d’arte – i pittori Giovanni
Avaro,
 
Alfredo
Beisone, un esponente della dinastia di artisti Runggaldier.
Alcune
manifestazioni artistiche torinesi erano occasione di “lancio”
per molti:

di
Nello Cambursano si occupa la prestigiosa Revue Moderne di
Parigi nel 1930;
fra il 1931 e il 1933 egli organizza e dirige una scuola di
artigianato montano a Pinerolo. Tuttavia, nonostante le numerose
commissioni, l’artista sente il bisogno di una tranquillità
economica, per cui accetta anche lavori umili, ma non umilianti
come scene e immagini sacre su piloni della Val Varaita e
incarichi di insegnante presso le scuole pubbliche. Intanto
esegue restauri di dipinti – essendo esperto di tecniche
pittoriche antiche – ed esegue affreschi (Sant’Anna
che istruisce Maria, per un Istituto Religioso di Pinerolo),
progetti architettonici (fra gli altri una cappella funeraria
a Casalnoceto nel Tortonese) opere decorative a Rore di Saluzzo.
Intanto egli – come ogni artista – continuava
la ricerca pittorica in paesaggi e nature morte. Mette su
famiglia, ha un figlio che chiama Michelangelo (a dimostrare
quanto l’arte non è solo mestiere per lui, ma
permea l’esistenza stessa; uno scultore torinese di
poco più giovane chiamò la figlia Donatella…)
che seguirà a sua volta la via dell’Arte. Intanto
continua l’attività di frescante in varie chiese
del Piemonte, esegue molti restauri di dipinti in ogni tecnica,
dall’olio dei piccoli formati agli affreschi di varie
chiese. La sua perizia tecnica è famosa: esegue molti
restauri e dipinti importanti, per Casa Reale, per la Chiesa
di Valdocco, restaura una tavola di
 
Macrino
d’Alba,
un
dipinto del

Lanino,
uno
del
 
Moncalvo…
Diviene
famoso come ritrattista: fra gli altri il vescovo di Cuneo
nel 1936 gli commissiona un ritratto….
Lavora sino all’ultimo: nel 1992 Monsignor Angelo Blanc
fa riferimento al restauro del dipinto di San Lorenzo in

San
Giusto di Mentoulles. E al momento di questa citazione,
Cambursano era mancato da tre mesi…
La retrospettiva proposta dalla galleria Martorano di Torino
sino al 19 aprile consente di ripercorrere sinteticamente
l’itinerario di Nello Cambursano dalla Modella del 1927,
alla Visitazione e a Villa Gay del 1930… per giungere
ai paesaggi fra città e gerbido, come la Cava lungo
il Po del 1959, ai grandiosi paesaggi montani (L’Aiguille
Noire, Champorcher…) ad angoli di Pinerolo (Villa Gay,
del 1930). E poi molti disegni che documentano la solida impostazione
“geometrica” di paesaggi, figure, nature morte.
Affiora da vari dipinti l’immagine di una ricca borghesia
che si faceva ritrarre – e in talune opere l’artista
è sottilmente feroce, mettendo in evidenza la provenienza
“popolana” ma pretenziosa del personaggio ritratto
– per immortalarsi e che trascorreva le vacanze a Courmayeur
o in qualche pensione della Riviera (Spiaggia di Ceriale dalla
pensione Moresco, olio del 1969).
Un efficace quaderno ricchissimo di illustrazioni correda
la mostra.
|