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Spettacolo

Cinema Musica Teatro Televisione

 

" Bereshit : al Teatro Arcobaleno va in scena la speranza " (17 dicembre 2004)

di Loris Liuzzi

Troppe luci, troppe macchine. Nella metropoli milanese il teatro San Babila non si nota facilmente. Quella sera sarebbe andato in scena "Bereshit", uno spettacolo dedicato alla questione israeliana - palestinese. Uno spettacolo creato e organizzato dal "Teatron Keshet Bamarom", il "Teatro dell'Arcobaleno", che rappresenta per molti un vecchio sogno nel cassetto finalmente avverato. E' nato nel settembre 2002 per iniziativa di Edna Angelica Calò Livné che ha raccolto, in giro per il Mondo, ragazzi religiosi del moshavim, ragazzi arabi cristiani e mussulmani dei villaggi circostanti, ragazzi di Kibbutz, di città e da tutti i dintorni. Tutto per divulgare un messaggio di Pace nel periodo più difficile della storia di Israele e della Palestina. Lo spettacolo, quasi tutto mimato, vuole esprimere la tragicità dei momenti che i due popoli stanno tuttora vivendo e l'importanza del dialogo e dell'incontro, essenziali "per non rinunciare alla speranza".
Una grossa macchia rossa si espanse ai nostri occhi. Era la platea. Prendemmo posto, come i moltissimi spettatori presenti all'evento. La luce si spense.
Gli attori, ragazzi molto giovani, erano chiusi in un grosso sacco e si dimenavano. Uscirono. Portavano tutti una maschera bianca e degli indumenti del medesimo colore. Erano tutti uguali e si muovevano con armonia. Si toccavano, parlavano tra loro. E' la rappresentazione dell'uguaglianza, di un equilibrio universale. All'improvviso, uno dei tanti si svestì della tunica bianca. Scoprì che sotto di essa indossava una camicetta di color arancio. Seguì l'esempio un altro ragazzo che, però, sotto la tunica portava una camicia viola. Tutti verificarono il colore della propria camicetta. Alcuni erano in viola, altri in arancio. Si crearono due fazioni contrapposte. Iniziò la guerra. "La libertà non esiste più", ormai non mi fa effetto più nulla, nemmeno la morte", "Non c'è nessun posto sicuro!", "Con quelli non ci si potrà mai parlare!", "Deve esserci una soluzione…deve esserci una speranza!!!", urlarono i ragazzi. Il conflitto finì quando tutti si tolsero la propria maschera e ritrovarono l'amore, il dialogo. Poi, i riflettori illuminarono una ragazza, Lior Hen. Cominciò a cantare "Toccare il sogno", una canzone ebrea che immagina un mondo di pace. Partirono dolorose immagini. Immagini di guerra a cui gli spettatori rivolgevano i propri occhi, con il cuore cullato dalle dolci melodie della canzone.
E' la fine dello spettacolo, la cui essenza è rappresentata pienamente dall'animo nobile dei ragazzi impegnati in una missione di pace che, speriamo, possa dare i suoi frutti.
Ed, effettivamente, i ragazzi hanno le idee chiare. Sanno di rischiare. E molti stanno accumulando piccole, grandi vittorie.
"Il nostro obiettivo", spiega la cantante della compagnia Loir Hen, "è la pace e pensiamo che il nostro spettacolo possa davvero significare molto". E' vero cara Lior.
"Bereshit" come la prima parola della Bibbia, "Bereshit" come inizio, Bereshit come i giovani che, ne siamo convinti, possano davvero cambiare il mondo in positivo.